mercoledì 16 ottobre 2019

Recensione: Alzati e corri, direttora di Silvia Volpi

Alzati e corri direttora silvia volpi recensione

Ho avuto il piacere di presentare Silvia Volpi nel corso dell'ultima edizione di LIB  - Libri in baia (QUI il mio articolo), oggi finalmente vi parlo anche sul blog del suo romanzo: "Alzati e corri, direttora" Mondadori; ecco la mia recensione.

Alzati e corri direttora silvia volpi recensione
Alzati e corri, direttora
Silvia Volpi
Mondadori 

Trama
"La giornata della direttora comincia presto, d'inverno che è ancora buio e d'estate con l'alba spuntata da poco.". Elsa Guidi, quarantasette anni, un marito affettuoso ma distratto, due figli adolescenti che la fanno disperare quanto basta, tutte le mattine si alza e corre: il modo migliore per iniziare la giornata è infilarsi le scarpe da running quando ancora tutti dormono e avviarsi nel quartiere lungo le vie silenziose di Pisa. In realtà, questo momento tutto per sé è una scusa per annusare l'aria in città prima di tutti. Da un paio d'anni Elsa è a capo della "Piazza", il quotidiano con sede sul Lungarno di fronte alla chiesa di Santa Maria della Spina. La "direttora" comanda a bacchetta tutti e non le manda a dire a nessuno, a partire dalla riunione delle dieci, in cui affida i vari pezzi della giornata. Il suo bersaglio preferito è Tommaso Morotti, "il Moro", cronista di nera con gli occhi dolci e le spalle larghe. Trentatré anni, livornese, è arrivato da qualche mese al giornale ma ha già creato non poco scompiglio. Innanzitutto nella vita di Paola, segretaria della Guidi, vittima dei suoi occhi neri e dei suoi modi gentili ma impertinenti. Quando, in una bella mattina di primavera, un giovane elettricista precipita dal terrazzo di un condominio in centro, la direttora non ci pensa due volte a scatenare il suo segugio migliore e a chiedergli di raccontare la storia della persona dietro quel corpo sul selciato: un bravo giornalista deve arrivare al cuore del lettore. Le cose si complicano però quando al giornale vengono recapitate un paio di buste anonime apparentemente legate al suicidio dell'uomo. Intervistando alcuni negozianti della zona, il Moro si accorge che qualcosa non torna. Direttora e nerista, in corsa contro il tempo per battere la concorrenza sulla notizia, si buttano a capofitto nell'indagine, non senza punzecchiarsi in continuazione. Chi arriverà per primo alla verità?

Il caos di una redazione. Con le dita che scorrono veloci sui tasti del pc facendo risuonare nelle stanze l'inconfondibile ticchettio. Con i telefoni che squillano incessantemente. Con le riunioni per disegnare le pagine che aspetteranno i lettori in edicola il giorno dopo.
Se non si ha mai vissuto nella frenesia concitata e creativa di una redazione di giornale, forse non si può capire l'energia palpabile che coinvolge i presenti, l'ansia da prestazione, la scommessa che si fa ogni giorno per portare in edicola la notizia  che tenga i lettori affezionati al giornale.
Ecco, questo, e molto altro, è lavorare nella redazione di un giornale. E questo è stato l'elemento che per primo mi ha fatto innamorare delle parole di Silvia Volpi. Perché quella passione per la notizia, che trasuda dalle pagine di "Alzati e corri, direttora", è la stessa che a 13 anni mi ha fatto dire: "Da grande farò la giornalista".
E così è stato.


Caro il mio giovanissimo Tommaso, quando incontrerai quel direttore che ti farà svoltare e ti prenderà con sé a lavorare, ricorda di non contraddirlo quando ti dirà che non capisci un cazzo e che la notizia che hai nel taccuino è solo una mezza notizia e non vale niente. In quel momento, mentre la tua autostima si divincolerà per non farti sentire un a merda e avrai voglia di saltare addosso al direttore per sfogare la tua rabbia, sappi che ti sta insegnando il primo segreto del nostro mestiere: non ti accontentare mai, la notizia che hai raccolto può essere migliorata e approfondita, ancora e ancora. La curiosità, Tommaso, la curiosità è l'anima del nostro lavoro. Allora rimetterai i tuoi nervi a posto e dirai grazie, direttore, ho capito. Ci lavoro ancora


Così è anche per i protagonisti dell'intrigante storia scritta dalla penna di Silvia. Elsa Guidi, la "direttora", e Tommaso Morotti, cronista di nera. Se c'è una cosa che questi due hanno in comune è il fiuto per la notizia, oltre al fuoco che li muove ogni giorno a sfidare il tempo e i no (tanti) per stampare la notizia che i lettori vogliono e si meritano di leggere.
Per il resto sono diversissimi.
Elsa Guidi è una donna affascinante, colta, capace di tenere in pugno una redazione e di mantenere ottimi rapporti con le persone, compresi i suoi sottoposti. È una mamma presente e stressata di due adolescenti, una moglie innamorata del marito, una giornalista in carriera che riesce a intercambiare il tacco dieci con le scarpe da runner. Che poi la corsa è la sua passione, il suo sfogo, il suo momento libero per staccare la mente e, perché no, riordinare le idee.
Tommaso Morotti è scanzonato, intelligente, un acuto osservatore e un bravo ascoltatore. Sa fare la domanda giusta al momento giusto, sempre munito di penna e taccuino e in sella al suo scooter. Livornese con il mare nel cuore, a Pisa si lascia sedurre dalla bellezza delle donne che incontra. Ma credetemi, fa lo stesso effetto anche lui.

Hai detto bene, non è un'emergenza, te sei un'allerta. Hai presente quando si aspetta una libecciata di quelle col vento che porta via anche gli scogli sul mare? Te sei come un'allerta meteo

Ed è proprio nel mondo del giornalismo pisano che si dipana la vicenda che viene raccontata da Silvia Volpi in "Alzati e corri, direttora". Tutto prende il via da un suicidio che scuote la comunità. Piccola digressione giornalistica: per deontologia professionale i suicidi sono eventi da raccontare con grande cautela, per questo la "direttora" Elsa Guidi non ha dubbio: notizia secca, senza fronzoli, che viene data ai lettori solo perché il fatto è avvenuto nel centro di una piazza, a pochi metri da un bar dove i turisti consumavano tranquilli la propria colazione. 
Ma se non si trattasse di un suicidio?


Silvia Volpi firma un romanzo che ci fa riflettere e ci intrattiene. Con un linguaggio veloce, uno stile brillante, e facendosi aiutare dal vernacolo pisano o livornese, ci trascina nelle indagini dietro una morte che nasconde molti segreti. "Alzati e corri, direttora" è una storia da leggere tutta d'un fiato, un giallo ben strutturato, con le sue indagini, ma più intriganti poiché non eseguite dalle solite figure di riferimento.
Perché leggerlo → Perché è il romanzo che fa per voi se avete voglia di entusiasmarvi per un giallo, conoscere dei personaggi che hanno caratteristiche ben definite e se cercate una lettura di alta qualità
Buona lettura!

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