Recensione: I passi di mia madre di Elena Mearini



La recensione di I passi di mia madre di Elena Mearini, Morellini Editore che ringrazio per la copia. La recensione è a cura di Annalisa. 




Titolo: I passi di mia madre
Autore: Elena Mearini
Editore: Morellini Editore
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TRAMA
Agata è una editor quarantenne che vive nel quartiere cinese di Milano. Ossessionata dal vuoto e dalla mancanza, cerca di ovviare alle sue carenze emotive attraverso un rapporto morboso sia con il cibo che con Samuele, il classico “latin lover“ sfuggente con cui crea una relazione di sudditanza e dipendenza. In quest’uomo Agata rivede e rivive i comportamenti di una madre narcisista, innamorata di sé soltanto, scomparsa senza dare spiegazioni quando Agata era appena una ragazzina. Giunta all’età adulta, la donna deciderà di indagare sulla scomparsa della madre, pensando che il suo ritrovamento possa mettere fine al proprio vuoto. Agata, durante l’indagine, scrive una lunga lettera-romanzo alla madre, immaginando la sua vita dal giorno della scomparsa in poi, con l’intento di ricostruirne la storia e ritrovarla almeno nelle parole scritte. La realtà, riserverà invece una verità diversa, dura ma necessaria ad accettare ciò che ci appare insostenibile, il gesto di una madre che abbandona una figlia.



RECENSIONE

Tira su la testa. Me lo dico da sola. Da quando lei ha fatto la sua scomparsa. Lo faccio qui, davanti allo specchio. Ubbidisco all’ordine della madre assente.

 

Un madre che se n’è andata senza lasciare tracce, un padre che ha cresciuto da solo una bambina, una donna che non ha mai smesso di essere figlia, figlia dimenticata. Una vita che è stata irrimediabilmente spalmata dall’abbandono. Solo un ricordo fisso, una frase: “Tira su la testa”.

 

Ho iniziato a divorare libri a tredici anni, nell’estate in cui mia madre è uscita di casa per non tornare più. Già allora avevo compreso che avrei avuto bisogno delle bugie per vivere.

 

In questa semplice frase c’è tutta la vita di Agata, dall’abbandono della madre quando era ancora una bambina, fino a oggi, quando intraprende un viaggio fuori e dentro di sé alla sua ricerca. La via della guarigione passa attraverso una storia, che Agata scrive alla madre. Ma è una storia particolare, perché è quello che immagina lei abbia fatto dopo essersene andata, e destinataria è la stessa protagonista di quel racconto.

 

Scriverò la storia di mia madre. Devo capire cosa l’ha spinta a rimuovermi dalla sua vita come fossi stata una di quelle macchie d’unto attorno ai fornelli che lei proprio non sopportava.

 

Lucia se n’è andata di casa una sera e non è più tornata. Forse non si è mai sentita a suo agio nei panni di moglie e madre, o forse l’uomo che l’aspettava le offriva qualcosa di più attraente.

 

Non riusciamo a stare l’uno accanto all’altra senza occupare mani e occhi in qualcosa che ci distragga. Abbiamo entrambi paura di guardarci e toccarci, come fossimo certi di ritrovare nell’altro ciò che ogni giorno ci insegue.

 

Per il padre di Agata non è stato affatto semplice affrontare l’abbandono della moglie e la crescita della figlia, in un’età di profondi cambiamenti. Anche il loro rapporto è rimasto segnato da questo avvenimento e ne risente ancora, dopo tanti anni. Ma sono rimasti uniti, a modo loro.

 

A vivere di ipotesi ci si ammala, me lo ripeto per scansare il volto di Samuele, me lo dico per togliermi il futuro che vorrei dalla testa.

 

Samuele è la dose di cui Agata ha bisogno per respirare, è l’ossessione da cui non riesce a staccarsi e che cerca di mettere a tacere a suon di Xanax. Il loro è uno di quei rapporti a senso unico che non possono far altro che male.

 

A cullarmi verso il sonno il pensiero di Marco che vive per esserci. Chiudo gli occhi, sorrido. Sono stanca di amare chi vive per sparire.

 

Marco è il vicino di casa con il quale trascorre ore lontane da tutto e da tutti. Sembra solo uno scambio di corpi il loro, ma è forse l’unico legame stabile e sincero che Agata ha, oltre a suo padre.

 

Ci vuole tempo prima che i ricordi trovino voce, imparano a parlare soltanto quando noi siamo pronti ad ascoltarli.

 

I passi di mia madre è un racconto crudo e amaro, la prova di quanto possano trascinarsi le conseguenze di una scelta, propria o altrui. Ma è anche testimonianza del percorso che Agata intraprende per cercare di chiudere quel capitolo della sua vita, accettarlo e andare finalmente avanti. Una vita che non può continuare fino a che tutto non sarà al suo posto, fino a che non avrà chiuso con Samuele e fino a che non avrà ritrovato sua madre. Ed è in Liguria che va a cercarla, dove trascorreva le vacanza da piccola, ed è lì che troverà le risposte alle sue domande.

 

Elena Mearini ci conduce in un doppio viaggio, all’interno di Agata, attraverso i suoi pensieri e le sue decisioni, e al di fuori della donna, tramite i rapporti che instaura prima e il viaggio finale a Santa Giulia poi. La storia che Agata scrive, infine, è un terzo elemento portante del libro ed esprime tutto il dolore, tutta la rabbia e tutto il vuoto che ha subito a causa della madre, ma allo stesso tempo è un modo per perdonarla, soprattutto per se stessa.

Una scrittura delicata e profonda che ha bisogno di tempo per essere letta e seguita.

 

“La pace sia con te, Agata”. Sono queste, le parole che devo pronunciare, le sole che mi possano servire a stare qui, con me. Per me.

Perché leggerlo → Perché è una storia di legami interrotti, di rabbia, di dolore, ma anche di tanto coraggio.
Buona lettura!
 - Annalisa - 




1 commento :

  1. Le storie emotivamente coinvolgente mi piacciono molto. Il rapporto tra genitori e figli è molto complesso, spesso difficile, ma per andare avanti e guardare con fiducia al futuro occorre prima fare i conti con il passato. Un cordiale saluto :)

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