martedì 15 ottobre 2019

Recensione: La donna del ritratto di Kate Morton



Oggi Annalisa ci parla di La donna del ritratto di Kate Morton Sperling & Kupfer. Ecco la sua recensione.

“La donna del ritratto” 

di Kate Morton
Sperling & Kupfer

Trama

Nell'estate del 1862, un gruppo di giovani artisti si riunisce a Birchwood Manor, una grande casa nella campagna dell'Oxfordshire, quasi protetta dentro un'ansa del Tamigi. A guidare il gruppo è Edward Radcliffe, il più appassionato e promettente di loro, un ragazzo di vent'anni, che non conosce limiti. A lui è venuta l'idea di immergersi nella natura per i successivi trenta giorni, lontano dai condizionamenti di Londra e dalla sua formalissima society, per dare libero sfogo alla creatività. E invece, alla fine di quel mese, la tragedia ha stravolto le loro esistenze: una donna è stata uccisa, un'altra è sparita nel nulla e un prezioso gioiello è scomparso. Più di centocinquanta anni dopo, Elodie Winslow, una giovane archivista di Londra, scopre per caso una borsa di cuoio nella quale si trovano due oggetti che la colpiscono profondamente: la fotografia sbiadita di una bellissima giovane donna in abiti vittoriani e l'album da disegno di un artista. Nel quale spicca lo schizzo di una grande casa protetta dall'ansa di un fiume, che a Elodie pare stranamente famigliare. Quali segreti nasconde Birchwood Manor? Chi è la ragazza? Per scoprirlo, Elodie dovrà seguire una voce fuori dal tempo, dimenticata dalla storia eppure testimone di tutto: Birdie Bell, la donna del ritratto.



Ero la sua musa, il suo destino. E lui era il mio. È stato tanto tempo fa, è stato ieri. Oh, ricordo bene l’amore.

Londa e l’Oxfordshire, dalla metà dell’Ottocento ai giorni nostri. Un rimbalzare di eventi che ci portano dalla city alla campagna inglese attraverso i loro protagonisti; in particolar modo insieme a Elodie Winslow, giovane archivista alle prese con un matrimonio da organizzare, con il ricordo oscurante di una madre talentuosa e la scoperta di un legame con un’altra vita e un’altra epoca; Edward Radcliffe, giovane affascinante e geniale pittore che mise la sua vita e la sua arte nelle mani della sua musa, Lily Millington, costretta fin da bambina a borseggiare e ingannare la gente da colei che l’ha accolta dopo che il padre partì per l’America alla ricerca di una vita migliore per lui e la figlia.

E provò di nuovo quella sensazione, come un vago ricordo che non riusciva ad afferrare. Ripensò al bozzetto e sentì una voce, la voce di sua madre, che pure suonava diversa

Una borsa antica con all’interno la foto di una donna e i disegni di un artista fanno scoccare una scintilla nella mente e nel cuore di Elodie: una casa, quella casa... non può essere una coincidenza. Elodie ha già visto quella casa, non dal vivo, ma in una storia che sua mamma era solita raccontarle.

Rimpiango il mio volto. E la voce. Una vera voce per comunicare con gli altri. Ci si sente soli sul confine.

Birdie Bell è l’altra voce narrante del romanzo, un fantasma, come ben presto si intuisce, che ha vissuto le diverse vicissitudini di Birchwood Manor e i cambiamenti che la casa ha avuto negli anni e nei secoli. Ma Birdie non è solo questo, e il lettore piano piano intuisce quale sia il suo ruolo nella vita dei protagonisti.

E mentre il mio nome, la mia vita e la mia storia venivano seppellite, io, che un tempo avevo sognato di imprigionare la luce, scoprii di essermi trasformata in luce imprigionata.

Ricordi, segreti, parole non dette, misteri che vengono a galla: tutto questo è parte del romanzo della Morton. Ma, a mio avviso, è tutto anche molto confusionario. Il lettore fa fatica ad ingranare con la storia, per via dei vari sbalzi temporali e del susseguirsi di nuovi personaggi e nuove vicende. 

Elodie, che anche dal titolo originale (The Clockmaker’s Daughter) parrebbe essere la protagonista principale, risulta invece essere un “mezzo” per arrivare a Birchwood Manor, a Edward e a Birdie. Al di là della storia della madre, le sue vicende personali non sembrano necessarie all’economia del romanzo e rimangono molte domande aperte sul suo futuro.
Lily Millington risulta essere l’unica vera protagonista, la cui storia ha un susseguirsi logico e dinamico. Il resto appare una forzata aggiunta narrativa che, invece di arricchire, confonde la trama e destabilizza il lettore.

Vi dirò un’altra cosa: è difficile non innamorarsi di un uomo affascinante che ti presta la sua totale e assoluta attenzione.

La donna del ritratto lascia molti dubbi sia sui personaggi che sulla funzione della storia. Meno pagine e meno intrecci forse avrebbero semplificato e reso più piacevole un romanzo che ha potenzialità inespresse.

Il linguaggio è di livello medio-alto, vista anche l’ambientazione per gran parte nella Londra “bene” di metà Ottocento, non di difficile comprensione. La lettura di per sé è scorrevole, se non fosse per la difficoltà ad ogni capitolo di capirne la collocazione storica e narrativa, nonché per la conoscenza con nuovi personaggi.

Perché leggerlo → Per la storia tanto appassionante quanto sfortunata di Lily.

Non voglio essere liberata. Faccio parte di questa casa, la casa che Edward amava. Io sono questa casa.

- Annalisa - 

1 commento:

  1. Io la amo la Morton ho letto tutti i suoi libri tranne questo ma a questo punto devo rimediare eheheh

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