mercoledì 18 settembre 2019

Recensione: La ragazza con le parole in tasca di Anna Dalton


Dopo la segnalazione lampo di L'apprendista geniale QUI, Annalisa torna a parlarci dei romanzi di Anna Dalton e in particolare del secondo capitolo della trilogia edita da Garzanti: La ragazza con le parole in tasca.
Ringraziamo la casa editrice per la copia ebook del romanzo.
Ecco la recensione.

La ragazza con le parole in tasca 

di Anna Dalton
Garzanti



Trama
Andrea è sempre più vicina al suo sogno. Il secondo anno al Longjoy College, una delle scuole di giornalismo più prestigiose al mondo, sta per. Per lei, che è lì solo grazie a una borsa di studio che deve mantenere a tutti i costi,è più dura che per gli altri. Per lei così impacciata e introversa. Per lei che è cresciuta con i libri come unici compagni. Ma ora non è più sola ad affrontare la vita del college, perché è entrata a far parte di uno strambo gruppo di amici: la cinica Marilyn, il dolce Andre, l’irrefrenabile Uno e, soprattutto, il misterioso Joker, che l’ha conquistata al primo sguardo. Ma non sempre è sufficiente. Andrea è bravissima nello studio, meno a difendersi dagli attacchi di chi ha intuito il suo talento e vuole metterle i bastoni tra le ruote. Perché solo il primo del corso avrà le occasioni migliori. Una competizione che Andrea è pronta ad affrontare perché la sua passione per la scrittura è profonda e viene da molto lontano. Lei ha un obiettivo chiaro in mente e un’arma infallibile per raggiungerlo: le parole. La capacità di raccontare la realtà con la scrittura. Deve solo capire che la vita è fatta di scelte, e che più si cresce più esse diventano difficili.In una Venezia magica, ricca di saperi e antiche tradizioni, una storia che celebra la forza dei desideri, l’importanza dell’amicizia, la magia dell’amore e il valore delle proprie radici.



Write. Write. Write.
Scrivi. Scrivi. Scrivi.

Erano queste le tre parole che avevano guidato il mio percorso fino a quel momento. Era il mantra, scritto sul foglietto che tenevo sempre in tasca, che mi dava la forza nei momenti difficili e che mi ricordava che avevo una missione, un obiettivo da raggiungere a cui per niente al mondo avrei dovuto rinunciare.

Il secondo anno al Longjoy College sta per iniziare, l’Isola dei Santi, nella laguna veneta, aspetta gli studenti con il loro carico di studio e impegno, come una delle migliori scuole al mondo di Giornalismo richiede. Un nuovo anno di lezioni, di incontri, di battaglie sta per cominciare.


Sarei diventata una giornalista, una giornalista importante. Avrei girato il mondo, conosciuto persone, raccontato la loro vita e le loro storie. Avrei mantenuto la promessa che avevo fatto anni prima a mia madre. Avrei dato il massimo, ci avrei messo tutta me stessa e non avrei mai rinunciato a scrivere.
Andrea Doyle, Leia per gli amici del Longjoy, sta per affrontare il secondo anno di corso. Non è cambiata molto da quando è tornata a San Neri per le vacanze estive, ma questa volta ha un motivo in più per aspettare settembre: Joker. Sempre un po’ maldestra e riservata, trova però nella parola scritta un’alleata per capire il mondo e comunicarlo ai suoi lettori. La scrittura è la sua valvola di sfogo, ma anche strumento per conoscere se stessa.

Ricapitolando: Joker si era clamorosamente rimangiato ogni interesse nei miei confronti, Zen si era messo in testa che ci dovevamo fidanzare e io ero talmente distrutta che volevo solo rimanere zitella a vita e condividere la casa con dieci gatti e al limite uno spagnolo di Granada.

Nonostante la sua timidezza, fin dall’anno precedente è riuscita a stabilire rapporti più o meno profondi con alcuni suoi compagni di corso, in particolar modo con Jean, alias Joker per i suoi capelli verdi, enigmatico, a volte difficile da capire, ma fortemente e inspiegabilmente legato a lei. Uno è il suo compagno di stanza, uno spagnolo tutto pepe, di un anno più grande, che rende i suoi momenti difficili un po’ più leggeri ed è sempre pronto a tenderle una mano. E poi arriva Zen Kanakis, greco, il più giovane vincitore del premio Gutenberg della storia, bello, simpatico, molto colto ma, soprattutto, appassionato di giochi di ruolo e di Star Wars. Praticamente perfetto per Andrea.

L’aria ricca di salsedine entrava dritta nei polmoni e l’orizzonte sembrava dipinto, con il sole che illuminava il profilo delle case e dei campanili di Venezia e li proiettava nello specchio della laguna. Quella terrazza mi era mancata. Quell’aria mi era mancata. Quella vista mi era mancata.

Un legame forte quello che lega Venezia a Leia, una città ricca di arte ma anche di culture diverse, simbolo, per lei, di rinascita, di speranza, di futuro. Una Venezia che ci viene mostrata in tutti i suoi aspetti più suggestivi. In particolar modo, in questo secondo volume protagonista è Burano, con i suoi merletti e le merlettaie, i colori delle case e il sapore di mare, e un’arte da riscoprire e rivalorizzare.

La cosa che mi riempì il cuore di gioia fu vedere Ike andare ad abbracciare Alvise... Quei due piccoletti corsero fuori a giocare a pallone, senza più un pensiero, come era giusto che fosse.

Anche quest’anno Andrea sarà impegnata a insegnare inglese, sua lingua madre, ad un gruppo di “mocciosetti”, come li definisce lei, ai quali però è sinceramente legata, anche se non lo ammetterà mai. L’importante Cambridge Institute di Venezia le ha affidato una classe di sette bambini ed è suo compito prepararli per l’esame di fine anno. Ma non insegnerà solo una nuova lingua a quei piccoli uomini e donne in divenire...

Io voglio stare sul campo, raccontare le storie che accadono nei posti dove nessuno arriva, delle persone che nessuno vede. È questo che voglio fare. Voglio dare voce alla gente che non ha voce.

Vari i temi che la Dalton affronta in questo suo nuovo libro. Non solo l’amore per la scrittura e per una professione, quella giornalistica, ma anche la sua necessità di raccontare i fatti reali, senza intermediari, senza veli, attraverso le voci dei protagonisti (Zen e il suo reportage sugli sbarchi dei migranti sulle isole greche); parla di amicizia, dell’affetto che lega le persone al di là della provenienza geografica e sociale, al di fuori da qualsiasi teoria di discriminazione, per il colore della pelle piuttosto che per il conto in banca (Barbie e il suo voler primeggiare a tutti i costi facendosi forte della sua provenienza sociale, il piccolo Ike e Alvise, vittime entrambi di parole insensate, ma molto più forti e coraggiosi di chi dovrebbe indicar loro una buona via); e parla dei pesi che chiunque di noi può portarsi dentro (Joker e la sua famiglia, Leia e ciò che non può tornare più), perché non sono i soldi né il successo a fare la felicità, quella profonda e duratura, ma i legami forti che creano le famiglie e le amicizie.


Era passato un anno, ma lui era sempre lui. Io ero sempre io. Noi eravamo sempre noi. E ci appartenevamo. Feci un passo verso di lui. Lui ne fece uno verso di me. Continuammo fino a incontrarci, ipnotizzati. 

La ragazza con le parole in tasca è il secondo romanzo di una trilogia che punta ad incantare un vasto pubblico, ma non solo attraverso una storia ben architettata e personaggi ben costruiti. Lo fa affrontando quasi con nonchalance argomenti delicati e profondi, come la discriminazione, il bullismo, la paura del diverso. E credo che questa sia una caratteristica che rende speciale questo libro, per di più adatto ad una ampia fascia di età.
Con una scrittura semplice e spesso rapida e diretta, la Dalton lega il lettore capitolo per capitolo, rivelando un’alta capacità comunicativa. Speriamo di non dover aspettare troppo la conclusione della serie!
Perché leggerlo→ Per credere ancora nei propri sogni, rispettando sempre chi ci circonda. 

Trovate ciò che vi rende felici, nonostante tutto, in maniera incrollabile, e seguitelo. Perché se la felicità l’avete conosciuta, anche solo una volta, anche se tanto tempo fa, allora la cosa fondamentale è che sapete che esiste, sapete come è fatta e, soprattutto, sapete che la rivolete indietro a tutti i costi

- Annalisa - 

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