giovedì 21 marzo 2019

Recensione: L'amore finché resta di Giulio Perrone



Una voce maschile e la vita, da accettare: Annalisa oggi ci parla di L'amore finché resta di Giulio Perrone Harper Collins, ecco la sua recensione.


L’amore finché resta 
Giulio Perrone
HarperCollins

Trama

Quartiere Parioli. Tommaso è in mezzo alla strada, una valigia fatta alla bell'e meglio, l'immancabile abbonamento per la Roma in tasca e nient'altro. Ha quarant'anni e non avrebbe mai pensato di trovarsi improvvisamente senza moglie, casa e lavoro. La vita che Tommaso ha attentamente costruito negli anni, in equilibrio su un lavoro poco impegnativo e poco redditizio (psicoterapeuta per un ristretto numero di scombinati pazienti) e sulla rendita elargita dai facoltosi suoceri, crolla nei pochi minuti in cui sua moglie Lucrezia liquida il loro matrimonio come un completo fallimento. Adesso si ritrova solo, schiacciato da quello che ha fatto, ma soprattutto da quello che non ha fatto. Costretto a tornare ad abitare a casa della madre, in un quartiere popolare, inseguito dai creditori, Tommaso prova a reinventarsi in un saliscendi di equivoci, opportunità mancate e idee geniali non coltivate fino all'ultima, incredibile idea...


Non avevo messo in conto il fatto che le mogli non ti lasciano solamente se ti beccano con un’altra. A volte le cose finiscono e basta e nella vita non si può essere sempre martello. Ma passare a incudine non è dolcissimo.

Tommaso Leoni, quarant’anni, un figlio di dieci, una moglie dell’alta società romana, diverse amanti qua e là, uno studio di psicoterapia ai Parioli che utilizza, e nemmeno troppo spesso, solo grazie al suocero, così come (quasi) tutto il resto delle cose che lui e la moglie possiedono, casa compresa. Una vita sulla carta perfetta, ricca, a volte un po’ noiosa. Ma una bella casa, una macchina, i soldi... tutte queste “cose” valgono alcuni compromessi, no?

Penso che né Lucrezia né Anna si sono fatte vive finora. Sono le undici e mezzo del mattino. Per un motivo o per l’altro ero sicuro che avrebbero chiamato entrambe. Questa volta sono davvero solo.


Lucrezia Altomonti è una tipica figlia-di-papà: ribelle in gioventù (quando ha deciso di sposare Tommaso perché così diverso dal padre), economicamente dipendente dalla famiglia (avrà lavorato dieci giorni in dieci anni?, si chiede Tommaso), figliola-prodiga quando capisce che nonostante tutto la sua vita è quella dell’alta società, di cui il marito non farà mai parte. E poi c’è Anna Sarli, l’unica donna che abbia fatto smuovere qualcosa al di sopra della cintola di Tommaso. Potrebbe essere arrivata la loro occasione?


Abbraccio mio figlio e penso che un motivo per alzarmi la mattina e provare a vedere che aria tira ce l’avrò sempre.


Piero ha dieci anni, ma è il più figo di tutti! Forse le nuove generazioni sono proprio come lui: talmente abituate ai cambiamenti e alla velocità di questo mondo, che la separazione dei genitori scivola loro addosso come fosse un brutto voto a scuola. Niente di insormontabile. Però ha una grande forza: nonostante i tentativi della famiglia materna di volerlo lontano dal padre, lui va oltre e resta legato alle loro domeniche allo stadio e a quel padre un po’ sbilanciato, ma che gli vuole un bene dell’anima.


Ci portiamo tutti addosso le scorie dei nostri padri. Penso al mio e non mi ci riconosco. Non mi sento un padre. non lo sono mai stato finora, se non nel momento in cui Lucrezia è rimasta incinta.


Come si fa ad essere padri quando non si è ancora smesso di essere figli? Le difficoltà di Tommaso (ma di tutta una generazione) emergono mano a mano che lui ci racconta la sua storia. La storia di un giovane ragazzo che ha preferito la tranquillità economica all’amore, illudendosi che bastasse per vivere “per sempre felici e contenti”. La storia di un giovane ragazzo che non ha mai capito davvero il padre e che si ritrova ora a dover controllare una madre furbetta dipendente dalle scommesse sportive. La storia di un giovane uomo che a quarant’anni si ritrova all’improvviso a dover davvero prendere in mano la propria vita, per non perdere la casa, la madre e l’amore più grande della sua vita: Piero.

Ripasso mentalmente gli ultimi istanti in cui siamo stati insieme. Quella notte da lei, sdraiati sul suo letto, senza riuscire a prendere sonno, ma neanche a dirsi nulla. Solo i respiri, prima affannati, poi placidi. Due corpi vicini che non chiedono altro.

Lia Salemi è la prova che tutto ha il suo tempo, che le persone arrivano nella nostra vita quando siamo pronte ad accoglierle e a farci accogliere. Lia è una tipa tosta, quello di cui Tommaso ha bisogno nella sua vita.

Il problema non sono mai le parole, mi sono reso conto negli anni, ma chi le pronuncia. Nessun insulto, nessuna considerazione, anche la più dura, ha valore in sé.

Tommaso vive di parole, è un terapeuta (o meglio, era) e della funzione delle parole ha fatto il suo mestiere. È quando si trova a dover riflettere su stesso che il meccanismo si inceppa. Ma è cambiando prospettiva, tornando agli albori della sua vita che comincia a intravedere la sua strada. E allora tutto si fa più chiaro.


Mi rendo conto che il tempo usato è quello giusto. Il presente.


L’amore finché resta è un titolo accattivante e in effetti il libro non delude le aspettative. La storia vola veloce grazie ad uno stile rapido e asciutto che fa sì che le pagine scorrano come un fiume, pur non perdendosi nulla della trama, dei pensieri, delle emozioni del protagonista.

Il punto di vista è quello di uomo e credo che sia quel tocco in più che rende il libro non solo realistico, ma anche “speciale”: cambiare prospettiva apre la mente.

Diversi sono i temi trattati, più o meno velatamente: il divorzio, l’affidamento dei figli, l’amicizia, la dipendenza, il difficile rapporto con i genitori, la tecnologia, la difficoltà dei giovani di oggi di trovare la loro strada, di percorrerla, di mantenerla, di trovarsi e capirsi. La sottile ironia, con cui Perrone tratta questi importanti temi non li sminuisce, anzi, li rende colonne portanti del romanzo, senza volerne trarre rimedi o soluzioni, ma lasciando in ognuno di noi semi di pensieri.

Perché leggerlo → Perché Tommaso potrebbe essere ognuno di noi, uomini o donne. Perché la vita non va mai esattamente come la immaginiamo, ma dobbiamo essere pronti ad affrontarne le deviazioni che ci poniamo o che ci vengono imposte. Perché Perrone è un attento lettore delle vite dei suoi personaggi e questo suo nuovo romanzo è uno spaccato di vita non così lontano dalle nostre.

L’amore è una cosa straordinaria. Almeno finché resta.


- Annalisa -






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