venerdì 20 settembre 2019

Recensione: Lo sguardo altrove di Alioto Repaci


Oggi Annalisa ci parla del terzo volume della serie del Maresciallo De Scalzi con la recensione di Lo sguardo altrove di Alessandra Alioto e Rosalba Repaci, Fratelli Frilli Editore. Ringraziamo la casa editrice per la copia del romanzo.

Lo sguardo altrove 
Alessandra Alioto e Rosalba Repaci 
Fratelli Frilli Editori
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Trama
Un’indagine scomoda, impegnativa, sofferta, per chi, come il Maresciallo De Scalzi, va alla ricerca del colpevole di un crimine spesso sottovalutato… il bullismo.La giovane età non preserva dal male: la scomparsa di un ragazzo di soli sedici anni svela uno scenario di violenza nascosta tra i banchi di un Liceo scientifico genovese; in un luogo dove la cultura dovrebbe condurre alle più alte virtù e insegnare un modo per diventare grandi, Federico si è scontrato con tutt’altro destino.In questa terza indagine Massimo De Scalzi, affiancato dal giovane Maresciallo Mancini e dalla psicologa dell’Arma Elisa Valeri, dà prova di grande empatia, pur essendo lui stesso tormentato da situazioni personali in sospeso.



Il bullismo è molto di più: è doversi guardare sempre alle spalle, è sentirsi braccato da tutti anche e soprattutto da chi guarda, ma fa finta di non vedere.

Una nuova indagine del Maresciallo Massimo De Scalzi ci porta all’interno delle classi di un liceo genovese, tra i banchi di scuola occupati da adolescenti in cerca del loro posto nel mondo.

De Scalzi adorava quel luogo, la sua oasi di pace dove poter analizzare le circostanze, sviscerare i problemi, come lui era solito fare; la ragione era la sua amica fidata che, in coppia con l’istinto investigativo, l’aveva spesso aiutato a risolvere molti casi.

È un De Scalzi che ritroviamo felice vicino alla fidanzata Costanza, la veterinaria, e ai loro due cani che hanno imparato a convivere, Obelix e Coco Chanel. Ma qualcosa arriva a turbarlo, a portarlo a chiedersi quale possa essere il loro futuro, se sia capace di essere l’uomo che lei ama.

Certo, per Fede è facile ipotizzare di vendicarsi, lui non ha dovuto subire nulla, sembra non aver paura, invece a me brucia ancora l’animo per quella volta in cui nel cortile della palestra quei tre mi hanno costretto a fumare un intero pacchetto di sigarette una dietro l’altra.

Quei tre sono Anita, Leonardo e Fabio, il terrore della III C, ragazzi così annoiati dalla vita che non trovano di meglio che rispondere in continuazione ai professori e prendere di mira i compagni più deboli; chi parla è Ermanno, loro vittima prediletta, alle prese con un corpo difficile da gestire. Sono orrende le cose che gli fanno subire, quasi impensabili per la mente di ragazzi così giovani, ma purtroppo reali. Nessuno pare accorgersene, non di certo la madre, in balia dei silenzi e degli sguardi arrabbiati del figlio. L’unico a sapere tutto è Federico, compagno di classe e miglior amico di Ermanno. Suo scudo, quando possibile.

Nessuno muore sulla terra, finché vive nel cuore di chi resta.

Federico Quadrelli, ragazzo buono, intelligente, forse un po’ solitario, ma mago dei computer e pieno di idee. Sempre pronto a difendere il suo amico dalle cattiverie dei bulli. Una vita tranquilla, normale, come normale può essere la vita di un sedicenne. Una famiglia come tante, in un quartiere tranquillo di Genova. Perché allora scompare?

La morte è per l’uomo un problema, una realtà con cui le persone si confrontano con forza e coraggio differenti. L’età di chi piange un lutto incide sulla modalità con la quale si affronta la scomparsa.


Non voglio andare avanti, svelerei troppo di questo libro da leggere con il fiato sospeso. Un libro che lascia molti quesiti aperti nella mente del lettore. È in grado la nostra società di difendere chi è vittima di bullismo e di riabilitare, se non di punire, chi compie atti così ignobili? Sono in grado le famiglie di capire i disagi dei figli e di aiutarli in una fase così difficile e movimentata come l’adolescenza? Perché si deve sempre cadere nel baratro prima di fare qualcosa? 

Passando dal Righi, sulle colline che dominano la città arrivò al Parco del Peralto; una zona a pochi minuti dal centro di Genova dove la vista è davvero impagabile. Si fermò a contemplare il porto nella sua interezza che abbraccia le grandi navi come se fossero i suoi figli, il grattacielo più alto che con la sua forma a matita ottagonale si è guadagnato il nome di Matitone, la lanterna simbolo della Superba che si erge fiera con i suoi settantasette metri di altezza, e alle spalle di tutto, imponente, sconfinato e vitale, il mare.

Famiglie che non vedono o non vogliono vedere. Istituzioni che invece di proteggere e insegnare, nascondono e fanno finta di nulla. Ragazzi che sono vittime di un mondo che li vuole sempre sul gradino più alto, in ogni ambito della vita, senza spiegar loro la strada e la fatica per raggiungerlo, quel posto.

Si alzò di scatto dalla sedia e uscì dalla cucina. Andò diretto in camera sua e accese lo stereo a tutto volume. Il rifugio di ogni adolescente, un tempio inviolabile in quei momenti in cui la solitudine diventa un bisogno, quando si tenta di annegare il male di vivere in una stanza rimbombante di musica.

Anche in questo terzo libro della serie del maresciallo De Scalzi Alessandra Alioto e Rosalba Repaci usano il “mezzo” del romanzo per parlare di temi attuali e molto importanti; in questo caso, il bullismo. Un tema a volte sottovalutato, a volte abusato ma mai affrontato davvero nelle sedi opportune. Un tema che, forti della loro esperienza professionale, le due autrici hanno saputo sviscerare e rendere crudo al punto giusto. 

I personaggi che le due autrici creano, ogni volta hanno ben definite caratteristiche psicologiche e relazionali, rese chiare dalla scrittura delle due “frilline”, ormai affinata al punto che sembra appartenere ad una penna sola.

Perché leggerlo → per ricordarci che il mondo non è perfetto e che dobbiamo essere sempre vigili e non aver paura di allungare la mano verso chi ha bisogno di noi.

Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza fare nulla (dalla citazione in epigrafe, Albert Einstein).

- Annalisa - 




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