lunedì 16 luglio 2018

Recensione: Ogni giorno come il primo giorno

Torna  un'autrice che amo a parlarci di letture: questa volta Valeria Corciolani si è immersa nella lettura di "Ogni giorno come il primo giorno" di Giorgia Penzo - Casa Editrice Nord. 

Ogni giorno come il primo giorno
di Giorgia Penzo
Casa Editrice Nord

Trama
Petra e Cloe erano diversissime - una ribelle, insicura, chiusa in se stessa; l'altra solare e amata da tutti - eppure unite da un legame profondo e sincero. E, adesso che è rimasta da sola, Petra fa una promessa alla sorella: vivrà anche per lei, s'impegnerà a migliorare e a non buttare più la sua esistenza. Niente più feste sfrenate, niente più alcol, niente più brutti voti a scuola. Ma è tutto così maledettamente difficile, con la famiglia che cade a pezzi e tutto il mondo che le urla in faccia che è colpa sua se Cloe è morta in un incidente d'auto. Ma Petra non si arrende e, spinta da una forza di volontà che non sospettava di avere, affronta un percorso di rinascita, aiutata prima da Lore, una compagna di classe scozzese arrivata in Italia per uno scambio culturale, e poi da Dario, uno studente universitario che le fa ripetizioni di matematica in vista dell'esame di maturità. Dario, un ragazzo enigmatico e affascinante, che la sorprende in ogni occasione e che le apre le porte di un futuro nuovo, radioso. Ma che allo stesso tempo nasconde un passato oscuro che presto tornerà a reclamare il suo prezzo, mettendo in discussione tutto ciò che Petra ha costruito fino a quel momento... I problemi a scuola, il rapporto con i genitori, l'amore, le fughe, i traguardi, le delusioni, il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo: per Petra, senza più Cloe ma con Dario al suo fianco, ogni giorno sarà come il primo giorno della sua nuova vita.

Una famiglia, una sorella perfetta, un mondo che crolla e la voragine di un senso di colpa che pare ingoiarsi tutto e sgretolare tutto.
E un diario.

Un diario che ci accompagna ogni giorno per un anno intero a ricomporre i pezzi, a scrostare silenzi e dissotterrare ricordi, affetti e parole non dette.

“Una parte di noi si è ferita ai piedi di quel maledetto muro ed è morta con te l’ultimo giorno dell’anno. Saremmo dovuti restare uniti, fare quadrato intorno ai nostri cuori a pezzi. Viceversa, abbiamo scelto di soffrire ognuno per conto proprio. Ci siamo rinchiusi in noi stessi e abbiamo buttato la chiave, senza permettere a nessuno d’interferire col nostro dolore. Abbiamo puntato il dito, chi altrove e chi al proprio petto, invece di aprire le braccia.” 


Due sorelle: Petra, ribelle, insicura, chiusa in se stessa e Cloe, solare, bravissima a scuola, amata da tutti… la figlia perfetta.
Ma ora Petra è rimasta da sola, maledettamente sola, e fa una promessa alla sorella: vivrà anche per lei, senza sprecare attimi e senza più buttar via i giorni, quindi niente più feste sfrenate, niente più alcol, niente più brutti voti a scuola.
Ma è tutto così maledettamente difficile, con la famiglia che cade a pezzi, un padre che non riesce a dimenticare, una madre che ha perso la figlia preferita e non riesce neppure a guardare quella che è rimasta e con tutto il mondo fuori che le urla in faccia che è colpa sua se Cloe è morta.
Ma a volte sono proprio queste brusche sterzate del destino a costringerti fermarti, a riscoprirti attraverso la voce di tua sorella - che senti come allora ma che ascolti davvero solo ora - e che ti scrolla di dosso la cenere dell’autocommiserazione per farti spiccare il volo, proprio come una fenice (e la fenice non è una citazione a caso, leggendo capirete). 
Perché Petra non si arrende, sbatte le ali, cade, si rialza, spinta da una forza che non sospettava di avere.
E al suo fianco appare Lore, (quanto mi è piaciuto il personaggio di Lore!) una compagna di classe arrivata in Italia dalla Scozia per uno scambio culturale: una ragazza schietta, pulita, che ha sofferto e che sa leggerle dentro senza giudicarla mai.

“È come se Lore avesse versato dell’oro fuso dentro una delle mie crepe più grandi, alla stregua dei giapponesi quando vogliono sistemare qualcosa di rotto. Rimettono insieme i pezzi, non ne buttano nemmeno uno, e li salda- no insieme col metallo prezioso. Allora l’oggetto spaccato riprende vita; le ferite brillano e il dolore diventa un punto di forza. Lore era andata oltre i miei spigoli: con una frase aveva raccolto i miei cocci e li aveva resi unici, luminosi, rari. Aveva dato loro un nuovo scopo. “

E infine Dario, un ragazzo enigmatico e affascinante che le offre ripetizioni di matematica in vista dell’esame di maturità in cambio di una strana, stranissima proposta, che apre a Petra le porte di un futuro nuovo, sorprendente e ricco di ciò che non aveva mai colto prima.
È così che, piano piano, di parola in parola, di riga in riga, di pensiero in pensiero che riempie le pagine del suo ormai spesso, pieno, macchiato, vissuto e corposo diario, Petra si riappropria di sé e ogni giorno sarà come il primo giorno della sua nuova vita.

“È proprio il passato, che fa così male, a essere la miglior cura, la nostra bussola. Ci ha reso quelli che siamo. Rinnegarlo equivale ad annullarci; accettarlo, invece, significa avere coraggio da vendere. Solo gli intrepidi osano rialzarsi, sempre.” 

Diciamolo, l’argomento non era semplice da trattare e la caduta nel sentimentalismo, nel melenso, nell’autoflagellazione era lì in agguato eh, eppure Giorgia Penzo non ci inciampa mai. La sua scrittura sciolta, a tratti poetica e mai ridondante accompagna il lettore attraverso i meccanismi scivolosi del lutto, del senso di colpa, dell’inadeguatezza, di questa età maledetta e faticosa che strappa la protagonista dall’adolescenza per gettarla nella maturità con un bagaglio pesante e molesto. Giorgia evita le trappole facili dell’emotività e immerge chi legge nella testa di Petra: sei con lei, dentro di lei, soffri, ti arrabbi, ti incaponisci, senti i suoi demoni, preghi che non ci caschi, sbuffi, cadi, ti rialzi… in un finale che non ha nulla di scontato.

“La mia mente viaggia all’indietro, a quando Rosetta ha riesumato quest’agenda da un vecchio scaffale dell’ospedale. Invece di piangere, scrivi, aveva bisbigliato prima di consegnarmela. Le lacrime che hai dentro si trasformeranno in parole. E un giorno, rileggendo quel dolore, capirai che nulla è insuperabile.” 

E mi è venuta voglia di leggere altro di questa autrice che non conoscevo. Brava Giorgia Penzo!
Buona lettura!

- Valeria - 

1 commento:

  1. Ciao! Pure a me mi è piaciuto davvero tanto, e sono felice è piaciuto anche a te :)

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