venerdì 1 dicembre 2017

Parola all'editore #16 Show, don't tell

Oggi parliamo di un aspetto importantissimo su cui deve lavorare uno scrittore, il così detto "show don't tell" ovvero: mostra non raccontare. Ce ne parla come sempre Annalisa nella sua rubrica Parola all'editore.


#16 Show, don’t tell!


La scrittura è sì un’operazione creativa, che deve scaturire dal cuore oltre che dalla mente, ma per essere fruibile al pubblico deve seguire alcune regole di base: deve avere tecnica!
In questo post conosciamo uno dei capisaldi che ogni scrittore deve tener presente quando vuole scrivere un libro: lo show, don’t tell.
Letteralmente show, don’t tell significa “mostra, non raccontare”.
A questo proposito Mark Twain scriveva:
Don’t say the old lady screamed. Bring her on and let her scream.
(Non dire che l’anziana signora ha urlato. Portala in scena e falla gridare.)
Questa regola porta a privilegiare nella scrittura le azioni e i dialoghi a discapito del racconto e dei commenti dell’autore.
Ma come? Vediamo alcuni punti che possono esserci utili:
  • descriviamo la scena dove l’azione si compie;
  • utilizziamo i dialoghi per far emergere il carattere dei personaggi;
  • descriviamo le azioni dei personaggi;
  • non siamo timidi nell’usare i cinque sensi, in particolare la vista e l’udito.
Un esempio:
Show*:
«Il dottor Watson, il signor Sherlock Holmes», ci presentò Stamford.
«Molto lieto», disse cordialmente, stringendomi la mano con una forza di cui non gli avrei dato credito. «Vedo che è stato in Afghanistan».
«Come diamine fa a saperlo?» gli chiesi, sbalordito.
«Non importa» rispose, ridacchiando fra sé e sé. 
[…]
«A proposito», chiesi a Stamford fermandomi d’improvviso, «come diavolo sapeva che vengo dall’Afghanistan?»
Il mio compagno sorrise con espressione ermetica.
«Questa è appunto la sua piccola stranezza», rispose. «Sono molti quelli che vorrebbero sapere come fa a scoprire le cose».
[…]
«[…] Al nostro primo incontro, lei è apparso sorpreso quando le dissi che proveniva dall’Afghanistan».
«Senza dubbio qualcuno glielo aveva detto».
«Assolutamente no. Sapevo che lei veniva dall’Afghanistan. Per forza di abitudine, il filo dei miei pensieri si era sdipanato così rapidamente nel mio cervello che ero arrivato alla conclusione senza rendermi conto delle tappe intermedie. Ma queste tappe c’erano state. Il filo del ragionamento è stato questo: ecco il signore che ha il tipo del medico ma l’aria di un militare. Quindi, un medico militare. È appena arrivato dai Tropici poiché è abbronzato, e quello non è il colore naturale della sua pelle; infatti, i polsi sono chiari. Ha attraversato un periodo di stenti e di malattia, come rivela chiaramente il viso teso e stanco. Ha una ferita al braccio sinistro. Lo tiene in modo rigido e innaturale. In quale zona dei tropici un medico militare inglese può aver passato tante traversie e riportato una ferita al braccio? Ovviamente in Afghanistan. Questa sequenza di pensieri è durata meno di un secondo. Le dissi allora che proveniva dall’Afghanistan, e ne restò sbalordito».

Tell*: 
Il signor Sherlock Holmes era dotato di uno spirito di osservazione davvero sorprendente. Gli bastava studiarmi la pelle del viso, osservare la mia abbronzatura, per capire dov’ero stato. Era un genio. Quando lo conobbi, indovinò subito che stavo venendo dall’Afghanistan. Quando gli chiesi come avesse fatto, mi raccontò tutto il suo ragionamento e le osservazioni, puntuali e chirurgiche, che lo avevano portato ad affermare quella cosa.
Sherlock Holmes era arrogante, spesso autoreferenziale. Eppure manifestava un intuito geniale, quando per esempio gli bastava osservare il modo in cui muovevo il braccio, per dedurre che…

Notate la differenza? Nel primo caso la scena è più viva e permette al lettore di crearsi una propria interpretazione. Nel secondo caso è tutto molto didascalico e quasi noioso.
Concludendo, vediamo quando lo show, don’t tell va usato e quando, invece, è più opportuna la buona vecchia narrazione:



Show don't tell: sì e no
  • sì, quando vogliamo descrivere le scene più importanti e per creare suspense; 
  • sì, quando vogliamo mostrare concetti o caratteristiche fondamentali, come può essere il carattere di un personaggio;
  • no, quando stiamo raccontando scene secondarie, non fondamentali;
  • sì/no, quando vogliamo accelerare o rallentare la velocità della narrazione.

Ad ogni storia, il suo tempo… Buona scrittura!


*Esempi tratti da una vecchia lezione di scrittura creativa di Diego Di Dio - Agenzia Saper Scrivere

Annalisa

Nessun commento:

Lasciami la tua opinione