lunedì 17 ottobre 2016

Sei ore e ventitrè minuti

«Tutto può cambiare in un secondo, un'intera vita può distruggersi in sei ore ventitrè minuti»

Sei ore e ventitré minuti 
 Domitilla Shaula Di Pietro
Time Crime

Trama
Settembre, è notte nella campagna toscana.
Frida è irrequieta e ha voglia di camminare. Si sente sicura, conosce quei luoghi e non ha paura. Afferra uno scialle mentre il cellulare le sta squillando, non se ne accorge ed esce. Pochi passi, un rumore di foglie calpestate, e Frida viene afferrata da dietro, trascinata in un casolare, legata a un letto per sei ore e ventitré minuti. Se urla, l’ammazza, se non fa come dice lui, aumenta il dolore. L’unico modo per sopravvivere è isolare la mente e volare lontano dove non c’è traccia di tutto quel sangue... Cosa sarebbe successo se avesse risposto al telefono? Quale destino le avrebbe riservato il futuro? Avrebbe evitato l’orrore di quella notte che l’ha segnata per sempre?
Un romanzo che racconta il dolore fisico e la profanazione mentale, la morte del cuore e la sua resurrezione, ipotizzando anche un’altra vita, fatta di sogni e problemi quotidiani; perché non sempre quello che sembra destinato a essere più rassicurante, è ciò che ci rende più forti e profondi.
Perché bisogna avere il coraggio di denunciare, sempre.



Un libro forte che ti prende lo stomaco, che ti mette faccia a faccia con l'orrore, ma anche con la casualità della vita, "Sei ore e ventitré minuti" di  Domitilla Shaula Di Pietro è tutto questo. Ringrazio la casa editrice per avermi permesso di immergermi in una storia che mi ha lasciato tracce indelebili nel cuore. E che mi ha insegnato il valore della verità.

Tutto parte da una domanda: cosa sarebbe successo se Frida avesse risposto a quella telefonata?
Da lì la storia si dipana lungo due binari paralleli. Uno fatto di orrore e l'altro di cambiamenti cruciali di vita. Le carte si mescolano, le persone si mostrano per quello che sono, i segreti si svelano.
In "Sei ore e ventitré minuti" l'autrice  Domitilla Shaula Di Pietro ci mostra due delle infinite strade della vita, ci accompagna insieme a Frida alla scoperta del suo futuro, mettendoci anche davanti a domande importanti. La risposta che mi sono sempre data è la stessa: la violenza va denunciata, per chi la subisce, per le vittime future, per quelle che hanno taciuto.

Lo stile di scrittura così intimo fa vivere in prima persona al lettore le atrocità, il dolore, delle ferite e del cuore. 
L'autrice riesce a farci entrare in profonda empatia con una donna martoriata, in certi momenti noi siamo quella donna. E questo, credetemi, toglie il fiato.

Un barlume di speranza c'è in fondo al tunnel, è questo il messaggio finale che ci regala l'autrice. Lo si trova nelle scelte, nel coraggio, nella forza del gruppo, nei figli e nelle amicizie. Lo si scova anche in momenti terribili, restituendo luce e lenendo la sofferenza.

Ho chiuso il libro con una doppia sensazione: sconfitta e rinascita. E comunque la seconda ha prevalso sulla prima.

«Vincere non significa restare incolumi, ma cadere e rialzarsi»

Una lettura bellissima, che consiglio a tutti, per ricordarci che parlare è sempre la scelta giusta.

Buona lettura

3 commenti:

  1. Wow, sembra un libro emozionante! L'ho visto in libreria ma non ero sicura se ne valesse la pena, adesso non ho più dubbi! ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È un libro molto forte, scritto benissimo: te lo consiglio
      Ciao :)

      Elimina