martedì 17 aprile 2018

Recensione: La felicità è una storia semplice


Ognuno viaggia con la propria storia, stretta dentro di sé .[…] La vita è nostra, siamo noi i protagonisti. Ma poi ci sono tante altre vite che si intrecciano, tanti protagonisti di altre storie […] L’unico modo per incontrarsi è lasciare che l’altro entri dentro la nostra vita, che la modifichi. 

La felicità è una storia semplice 
Lorenza Gentile 
Einaudi
Trama

Vito Baio è al verde, ha perso il lavoro, non ha una fidanzata e vive da solo con un'iguana di nome Calipso. Eppure il peggio deve ancora venire: la sua disposta nonna ha bisogno di lui. La vecchina pretende di essere accompagnata in Sicilia, il luogo dove è nata e che ha dovuto abbandonare molti anni prima. Lui non sa dire di no e parte con lei per un viaggio interminabile. Tra incontri buffi e situazioni tragicomiche, i due si confessano insospettabili segreti, mentre niente va come dovrebbe. Ma quando tutto sembra perduto, Baiocchi capisce che deve prendere in mano la propria vita e sforzarsi di credere nella felicità.

Di colpo sentiva l’urgenza di fare qualcosa, senza sapere cosa. Desiderava non essere più quello che era, anche se non sapeva chi avrebbe voluto essere.

Vito Baiocchi non ha più voglia di vivere né motivi per farlo. Infatti lo conosciamo nel momento esatto in cui sta approntando gli ultimi preparativi per lasciare questo mondo: cappio fatto, corda lunga il giusto, sedia pronta. Una cosa ha dimenticato: di spegnere il cellulare.

Fissò la sua immagine riflessa nello specchio dietro al bancone. Quei capelli sempre spettinati, lo sguardo allucinato. Alla veneranda età di quarantasei anni, era di nuovo dipendente dalla nonna che lo aveva cresciuto.

Vito è cresciuto con nonna Elvira dopo che il terremoto del ’68 ha fatto crollare il suo paese natio, Gibellina, in Sicilia, e si è portato dietro le vite dei genitori e del nonno materno. Da allora, sono emigrati a Milano, nella speranza di dare al piccolo Vito qualche speranza in più per il futuro. Aveva solo sei mesi.

Ai suoi genitori aveva imparato a non pensare mai. Non esiste il bisogno di qualcosa che non si conosce. Solo a volte gli capitava di sognare di essere con loro. Si chiedeva che cosa sarebbe stato diverso. Ma la risposta era tutto, e a quel tutto non sapeva dare una forma.

Da qualche anno si è trasferito per lavoro a Londra, ma la vita non gli ha riservato la fortuna che sperava: per la nonna, è manager di un’importante emittente londinese, ma in realtà ha da poco perso un lavoro da commesso in un negozio di computer. Non ha una compagna, l’unica donna che abbia mai amato davvero non la vede e non la sente da vent’anni. La sua unica amicizia è l’iguana Calipso, con un deficit respiratorio che la costringe ad antibiotici e aerosol quotidiani.

Cosa ci può essere di importante dentro i ricami, dentro i computer? […] La vita, Vito. Non è quella la cosa più alta? 
La vita è una sfilza di eventi, di beghe quotidiane. Non so. Una sorta di… burocrazia.

Nonna Elvira lo ha cresciuto come un figlio, andando oltre il dolore per la perdita del marito, della figlia, della sua casa. Lo ha portato a Milano per dargli una vita migliore, lavorando una vita come ricamatrice per potergli permettere di studiare. Nonna Elvira, oggi, ha un unico desiderio: tornare nella sua Gibellina. E questo desiderio salva la vita a Vito, in diversi modi. Ma a volte, un desiderio nasconde un mondo dietro di sé.

Mia nonna mi fa venire in Italia, dove l'unica cosa buona è il cibo […] e poi mi tiene a dieta. Non si chiama sadismo questo?


Con la promessa di riuscire a rientrare a Londra in pochi giorni, nonna Elvira convince Vito ad accompagnarla fino in Sicilia. Peccato che le cose non vanno mai come ci aspettiamo: inizia così un viaggio che si può quasi definire dell’assurdo, tra continui cambi di programma, deviazioni e ritardi. Colpi di scena e trepidanti attese nella speranza che Vito riesca a fare quel colloquio così importante per la sua carriera lavorativa. 



Tra nuovi incontri e amicizie ritrovate, salite e discese per le cupole più famose di Firenze e Roma, passando per Assisi, Napoli e Palermo, rivelazioni e parole che hanno atteso vent’anni per riemergere, la vita di nonna e nipote acquista in questi pochi giorni il suo vero significato. Segreti mai confessati, scoperte che sconvolgono.

Se qualcuno avesse detto a Baiocchi che i cambiamenti di una vita si fanno in meno di un secondo, non ci avrebbe creduto. Invece, quando le prime luci dell’alba illuminarono il cortile, lui aveva già deciso.

Una storia bella, a tratti divertente e a tratti profonda. Pagine in cui la vera protagonista è la vita, più forte di noi, più forte delle avversità, più forte della voglia di dire stop. 
Ci appassionano alla vicenda di Vito perché fin da subito capiamo che la sua voglia di vita è tanta, ancora prima che lo capisca lui. Troppe delusioni ha affrontato nella vita. Merita di essere felice. E poi c’è nonna Elvira, una vecchina tanto irriverente e impietosa quanto innamorata di questo suo nipote per il quale ha dato la vita, al quale la sta nuovamente salvando. 
Una storia che si legge in poche ore, che scorre lieve pagina dopo pagina grazie alla scrittura fluente e semplice, e alla capacità dell’autrice di farci capire che davvero la felicità è una cosa semplice, e che spesso è proprio là dove non l’avremmo mai cercata.

- Annalisa -




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