lunedì 19 marzo 2018

Recensione: Il Corregidor

Torna con una recensione la nostra guest blogger scrittrice: Valeria Corciolani ci spiega la sua opinione de Il Corregidor di Francesco Abate e Carlo A. Melis Costa edito Piemme, un romanzo storico intriso di misteri.

Il corregidor
Francesco Abate e Carlo A. Melis Costa
Piemme

Trama
Cagliari, 1665. Dom Jorge Baxu ha attraversato tutto il mondo, dalla Galizia dov'è nato all'Africa sahariana dove ha visto la morte da vicino, prima di poggiare i piedi su quell'isola dimenticata da Dio. A portarlo in ogni angolo dell'Impero di Spagna, il suo ruolo di corregidor de hidalgos, un magistrato scelto per giudicare e, spesso, assolvere i nobili, più ammantando l'ingiustizia di equità che facendo vera giustizia. Ma questa volta è diverso. A Cagliari, Baxu è stato chiamato da un funzionario preoccupato per la prematura scomparsa di nobili, barbaramente uccisi, in duello o attentato, senza movente né colpevole. Quando, il giorno dopo il suo arrivo, quello stesso funzionario viene ritrovato assassinato, il corregidor comprende che questo caso non è come gli altri e che tutte le persone coinvolte, lui per primo, rischiano una morte orribile. Non gli restano che un pugno di uomini e le poche parole pronunciate da una vittima prima di morire: bambino, libro, fuoco. Dovrà farseli bastare. Maria Pilar, nata nella foresta che circonda una missione gesuita in Paraguay, è sempre stata una ragazzina sveglia. Secondo i missionari, sono le sue due anime, quella cristiana e quella guaranì, a renderla diversa. Forse per questo, prima di tutti gli altri comprende che qualcosa sta succedendo nella missione: un segreto portato da un generale della Corona, un bambino da nascondere, anche a costo della vita. I destini di Jorge Baxu e Maria Pilar si intrecciano indissolubilmente sulla strada per risolvere il mistero e salvare altre vite innocenti. Insieme, l'uomo senza passato e la donna dai due nomi, fronteggeranno il più impensabile e crudele dei nemici.





Cosa lega Maria Pilar, la ragazza guaranì con gli occhi di giaguaro, e Jorge Baxu, temuto “corregidor” della corona? 
Apparentemente nulla, eppure… 
Fin dalle prime pagine di "Il corregidor" di Francesco Abate e Carlo A. Melis Costa - Piemme, ci troviamo catapultati in pieno ‘600, nell’immenso (ma fragile) impero spagnolo governato da Filippo IV, detto il Re Pianeta per la sconfinata estensione dei suoi domini. 

Qui si muove Jorge Baxu, soldato che ha rischiato la propria vita nel deserto africano e diventato poi corregidor de hidalgos, un investigatore e giudice della nobiltà, che si ritrova a indagare con il suo inseparabile amico Kalb, un moro cristianizzato, nella selvaggia e misteriosa terra di Sardegna, in balia della pestilenza. 
Be’, come ben sappiamo quella è un’epoca in cui non si va troppo per il sottile: un mondo cupo, costellato di intrighi, violenza, torture e mistero. Tutti ingredienti che i due autori distribuiscono a piene mani, mescolandoli però con leggende pagane legate alla Sardegna della dominazione spagnola, colorendo la vicenda di un sapore nuovo. 


Tutto pare avere inizio con le macabre uccisioni di nobili spagnoli in terra di Sardegna, ma invece è un qualcosa che ha radici ben più lontane, con una scia di morti che supera i confini del Vecchio Continente. Baxu durante le sue indagini fa incontri molto particolari e raccoglie indizi non proprio chiari che parlano di un libro, una vergine, un vulcano, un fuoco e soprattutto del temuto Capo delle mosche, la Musca Muccedda: un orribile signore degli inferi che sparge sangue e inquieta i bimbi non ubbidienti, come fosse l’uomo nero. E che pare esistere davvero.




Una vicenda narrata senza lasciare tregua al lettore, spaziando tra nuovo e vecchio continente, intrighi di corte, sette biondi bambini identici tenuti nascosti in una missione di gesuiti nel lontano Paraguay, efferati eccidi, torture “creative”, una bimba dagli occhi di giaguaro che diventa una donna speciale, in un mondo in bilico tra superstizione e esoterismo dove si muovono destini che fatalmente si incrociano.


«E cosa, dunque, voi considerate l’inferno?» chiese Costa.
«L’inferno è il desiderio.» Baxu chiuse la mano a pugno e la voce si fece rauca...
Costa lo interruppe: «Qui immagino che il corregidor poté poco per livellare tutto con una giustizia umana».
Baxu alzò gli occhi al cielo. «Il corregidor, o meglio, colui che una volta lo era, no. Ma qualcuno può, l’Onnipotente, che però spesso, ha bisogno degli uomini. Uomini come quello che avete davanti a voi.»


Insomma, come avrete capito non manca nulla, anche se a colpire di più sono forse le storie sotterranee, quelle che raccontano il passato di Dom Jorge Baxu e il suo terribile fardello segreto, o ciò che ha passato Kaleb prima di diventare Alfonso, o ancora la straordinaria figura di Lucifero, il contadino dalla faccia da bambino e lo sguardo così liscio e semplice da saper leggere e scavare nel futuro. 

I destini di Dom Jorge Baxu e Maria Pilar, finiranno per intrecciarsi: insieme, l’uomo senza passato e la donna venuta da lontano, fronteggeranno il più impensabile e crudele dei nemici che ha invaso i confini del Vecchio Continente. La granitica freddezza di Jorge Baxu verrà stemperata dai verdi occhi di Maria Pilar, intuendo che per avere un futuro bisogna per forza bruciare il passato. 
E dimenticarlo. 

“Il corregidor” è un romanzo che si muove su piani diversi, intrecciando storia e fantasia, dipingendo squarci di una Sardegna sconosciuta (almeno a me) e affascinante, dove gli autori scavano in un mondo feroce riuscendo però a riservare piccoli cammei di poesia. 
Se devo essere sincera in alcuni passaggi ho fatto un po’ fatica a orientarmi tra i vari piani di lettura e salti temporali, nonostante il riferimento posto all’inizio di ogni capitolo, che aiuta, sì, ma a volte non è sufficiente. 
Anche i numerosi riferimenti a fatti e personaggi in molte occasioni dati per scontati (probabilmente comprensibili e godibili a chi ha un’assoluta competenza storica del periodo in questione, ma per chi - come me - ne ha una conoscenza poco più che scolastica…), ne hanno rallentato la fluidità di lettura, impedendomi di gustare appieno la vicenda. 
Ma sono certa che “Il Corregidor” saprà affascinare chiunque ami immergersi in un passato ricco di ombre, luci, misteri e inaspettati colpi di scena. 
E poi gli autori regalano un finale aperto da cui trapela l’idea di un seguito, magari per chiarire quei punti rimasti ancora avvolti nel mistero.
Buona lettura!

- Valeria - 

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