martedì 14 novembre 2017

Recensione: L'ultimo salto del canguro

Quando qualcuno ti aspetta tutte le mattine è normale che ti venga da pensare che sia interessato a te. Per anni ho creduto davvero che Federico fosse gay e che mi amasse alla follia. Il mondo è crollato solo 48 ore fa quando, in mia assenza, sono arrivate Michelle e Florence, due foche molto fiche provenienti dallo zoo di Parigi che hanno risvegliato la sua eterosessualità.


L'ultimo salto del canguro
di Paolo Vanacore
Castelvecchi

Trama
Roma. Edoardo e Margherita, fratello e sorella, si vogliono un gran bene, sono molto legati. Edoardo è timido, introverso, riservato, al contrario di Margherita, esuberante, folle, imprevedibile, che ha scelto un lavoro forse troppo serio come quello dell'avvocato. L'esistenza di Edoardo, io narrante e protagonista del romanzo, viene sconvolta da due episodi: la sua inaspettata assunzione presso l'ufficio marketing e commerciale del bioparco di Roma e l'apparizione nella propria vita di Gabriele, il nuovo fidanzato di Margherita, conosciuto durante il concerto del primo maggio a San Giovanni. Edoardo si scopre innamorato di Gabriele. Da quel momento il rapporto tra il fratello e la sorella sarà messo duramente alla prova in un rapido alternarsi di colpi di scena. In mezzo a foche, pinguini, canguri e struzzi colorati, c'è un padre tanto amato, sempre assente, che vive una doppia vita, una madre casalinga che finge di non capire, due amici troppo intraprendenti e una movimentata trasferta di due mesi allo zoo di Dublino.




L'ultimo salto del canguro di Paolo Vanacore (Castelvecchi) è un libro bello, che con ironia riesce a trattare questioni che fanno parte della vita: sentimenti, accettazione di se stessi e degli altri.
Fin dall’inizio capiamo il tono con cui la storia verrà raccontata. Edoardo, impiegato presso il bioparco di Roma, è un giovane uomo che cerca di convivere con i suoi gusti sessuali e con quelli degli altri, animali compresi. Ha una sorella, Margi, con la quale ha un rapporto molto stretto, seppur così diversa da lui: Edoardo, timido, riservato e introverso, Margherita esuberante, insistente e a volte esagerata.

Non so spiegare il rapporto con Margi, sono pochi i momenti della vita nei quali non è stata presente. […] Abbiamo i nostri scazzi, i momenti in cui ci si odia, l’indifferenza, ma fondamentalmente siamo uniti più di quanto le nostre distratte esistenze quotidiane dimostrino.

E poi arriva Gabriele, bello, atletico, con due occhi che stendono al primo sguardo. Appare all’improvviso nelle loro vite e le scombussola come solo un grande amore può fare. Così tanto, che la vita più scombussolata, forse, è proprio la sua.

Più conoscevo Gabriele più iniziavo a percepire, o forse ero io che volevo convincermi, che aveva intenzione di voler assolutamente regolarizzare la sua esistenza come per sfuggire a qualcosa o qualcuno. 

Le loro vite non possono a questo punto che intrecciarsi, scontrarsi, unirsi e fondersi. È palese l’attrazione di Gabriele nei confronti di Edoardo, ma più forte è la paura di accettare questo sentimento. Dal canto suo Edo non è mai insistente, non vorrebbe mai fare del male a Margi. Per questo approfitta di un corso di aggiornamento per scappare per due mesi a Dublino, dove incontra Mark.


Non so perché ma mi incamminai verso casa di Mark, poi, quasi automaticamente, bussai. Lui aprì la porta, mi guardò dritto negli occhi senza dire nulla.

Mark è l’amore, quello vero, forse, quello che va oltre la sola fisicità, quello che può davvero durare perché si nutre dei limiti di ognuno e li rende punti di forza. Mark che ama, che capisce, che aspetta senza essere d’ostacolo. 

Chiudendo la porta di quella casetta mi lasciai alle spalle la seconda vita che quel poveretto si era dovuto creare perché la prima non gli andava più a genio.

Il padre e la madre di Edoardo, due vite parallele che hanno smesso di incontrarsi già da un po’, tra bugie, tradimenti e la fatica di fingere di non vedere. Di non sapere che lui ha un’altra donna, di non vedere che il figlio ha gusti diversi da quanto immaginato. Due vite che si sono perse con il tempo, senza il coraggio di mettere la parola fine alla loro storia.

Appena Edo mi vede mi salta incontro. È felice di vedermi. Dietro, come un’ombra, il suo piccolo figliolo, i bambini del bioparco lo hanno chiamato Rogert Rabbit perché ha i denti sporgenti.

Gli animali del bioparco sono diventati parte integrante delle sue giornate e della sua vita, punti di riferimento attraverso cui fare paragoni con gli esseri umani, ma rispetto a questi molto meno complicati… Edo il cangurino, Federico la foca, Dario il casuario, solo per citarne alcuni.

Il piccolo Edo soffriva troppo l’isolamento familiare cui era stato costretto. In realtà non sopportava né sua moglie Jenny né il piccolo Roger Rabbit. […]. Succede tra animali, è anche abbastanza normale fare l’amore, fare figli e fregarsene l’uno dell’altro subito dopo. Ora stanno tutti meglio.

Il libro di Vanacore è un tripudio di ironia sottile, velata, resa forte dal suo stile e dal suo linguaggio. Con questo suo modo di scrivere, riesce a trattare in modo simpatico e a volte anche divertente temi delicati come i rapporti umani, l’amore, il tradimento, la difficoltà di accettarsi e di accettare. Il continuo riferimento, poi, al mondo animale, ci fa capire quanto di base siamo simili a loro, ma anche quanto il nostro essere “umani” abbai complicato la nostra evoluzione, soprattutto, sociale.
Un libro che si legge in poche ore, simpatico, ricco di sentimenti e amore, visto in ogni suo aspetto. Lascia un po’ di speranza per il genere umano e tanta voglia di fare un giro al bioparco!


Oggi in bagno, mentre mi radevo, mi sono ritrovato a guardare oltre lo specchio e per la prima volta mi sono riconosciuto.

- Annalisa - 

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