mercoledì 1 novembre 2017

Recensione: Epistole sporche di sangue

 Il mondo attorno a loro non esisteva più, e mentre la neve scendeva, silenziosa testimone dell’amore che incatenava un assassino a una ragazzina, lui rammentò come quel sentimento che lo aveva legato alla sua compagna sin dal primo sguardo lo avesse spinto a divenire un uomo migliore, contro ogni razionale senso della logica, a sforzarsi per smettere di essere un mostro, a smettere di ascoltare quel demone che sentiva vivere dentro di lui.

Epistole sporche di sangue
di Eilan Moon
Bookabook

Trama
Jack lo Squartatore era un uomo, su questo Abberline non aveva mai avuto dubbi, ma in quel momento, in quella notte, la nebbia della City era sua complice, ed era femmina, un'amante folle di una passione consumata nel sangue.Londra, fine Ottocento. L'ispettore Frederick Abberline è un uomo consumato dalla sua ossessione, dal fallimento di non essere ancora riuscito ad arrestare il serial killer che sta scuotendo tutta la City: Jack lo Squartatore. Un plico di lettere misteriose depositato sulla sua scrivania potrebbe essere la chiave per risolvere questo mistero, la svolta nelle indagini che stava aspettando. Oppure no. L'ispettore si convince velocemente che si tratta di uno scherzo, uno dei tanti. Ogni lettera, però, lo immerge nei deliri di una mente squilibrata, folle, che descrive minuziosamente gli omicidi commessi e lo porta a scoprire il colpevole. Se Jack lo Squartatore fosse stato una vittima? Non sempre le cose sono come appaiono e nell'oscurità dell'animo umano si celano verità terribili e sensi di colpa che divorano. Un uomo affetto da una malattia mentale può davvero essere considerato un mostro, oppure no?


Oggi parliamo di Epistole sporche di sangue scritto da Eilan Moon e pubblicato grazie al crowdfundig da Bookabook. Chi era Jack Lo Squartatore? Cosa lo ha spinto a diventare uno dei più brutali serial killer della storia?

Quella che era stata Mary Ann fu trovata distesa per metà sulla strada e metà sul marciapiede di fronte all’entrata del vecchio mattatoio.

Non ci va leggera l’autrice quando descrive le vittime dell’assassino, così come questi non aveva pietà delle “donnacce” che uccideva. Questa è la storia di Jack lo Squartatore, rivista dalla Moon dopo aver studiato con cura gli avvenimenti di quegli anni di fine Ottocento a Londra: nulla c’è di leggero.

A volte sento strane voci. Temo di avere la tua malattia.

William Druitt, stimato professionista della City, colto e di buona famiglia, ci viene presentato subito come l’assassino di Londra. Ancor prima di conoscere il suo nome, sappiamo che abbiamo davanti proprio lui. Facile immaginare l’origine del soprannome…  

Per calmarmi ho dovuto pensare a ciò che ho fatto a quelle donnacce. Alla missione divina di punizione per tutte le prostitute sporche che con il loro sozzume insudiciano i gentlemen londinesi.

Druitt non uccide per il puro piacere di farlo. Uccide, apre, squarta perché è la sua mente che glielo impone, sono i ricordi di una madre sempre ubriaca e poco presente che, unendosi, armano la sua mano, con quel coltello che era appartenuto al padre, contro quelle donne che si danno all’alcol e vendono il loro corpo lasciando a casa da soli i figli.

…si protese verso il plico e lo aprì con svogliatezza. Al suo interno vi era un’altra grossa busta sigillata, la aprì e vi trovò, ben conservate come delle importanti reliquie, diverse lettere.

Eilan Moon uspa l'espediente di un carteggio per  parlarci di Druitt, dei suoi problemi, della sua disperazione, delle sue paure, della sua famiglia. Lettere che ha scritto alla madre, rinchiusa in una casa di cura per la sua malattia mentale, ma senza l’intendo, un giorno, di consegnargliele. Lettere che il fratello Montague, per sua sfortuna, ha scoperto. Sono queste lettere che giungono all’ispettore Frederick Abberline, di Scotland Yard, e che li legheranno per la vita.

Lui non aveva più una vita propria. La sua esistenza era di Jack.

Due uomini diversi, per estrazione sociale, per tipologia di lavoro, per esperienze. Il Bene e il Male. Ma entrambi destinati a vivere all’Inferno: quello della sua mente, William, quello delle strade di Londra, Abberline.

Il fatto che l’assassino non fu mai catturato non faceva che confermare l’impressione che l’ecatombe fosse opera delle stesse strade sozze; l’East End era il vero Squartatore.

Una Londra inevitabilmente protagonista, con quella nebbia fitta che avvolge le strade anche di giorno, ma che la notte la rende complice di ogni crimine che vi si scatena.

L’amore dava coraggio di agire, donava forza nell’affrontare ogni tortura, ogni dolore o preoccupazione, l’amore era il vero potere dell’essere umano.

E poi ci sono le donne: Emma ed Eliza, moglie e compagna rispettivamente dell’ispettore e dello Squartatore, la cui unica differenza sta nell’età. Entrambe amano i loro uomini, sopportando e accettando i loro difetti. Entrambe sono disposte a tutto pur di salvarli.

I personaggi creati dalla Moon – o meglio, la storia creata loro intorno, visto che i personaggi sono realmente esistiti – sono talmente ben caratterizzati, ben delineati, che ci appassioniamo alle loro vite, ai loro pensieri, soffriamo con loro, cerchiamo di capire le motivazioni dei loro gesti. 
Lo stesso William, ci viene mostrato sia come mostro senza pietà sia come uomo conscio della sua malattia, pentito e, dall’altro lato, pieno di amore e di passione per la sua Eliza. Ma chi è, allora, Jack? È davvero possibile che due personalità così differenti convivano nello stesso individuo?
Questo libro ci lascia tanti interrogativi, come è giusto che sia quando la storia è basata su fatti realmente accaduti. Ci lascia la curiosità di approfondire, di andare a ricercare qualche notizia in più su quei determinati fatti, di andare a scoprire quanto di inventato ci sia nel libro e quanto invece di reale.
Ma, più di tutto, quello che più resta è la domanda – senza risposta - che nasce in noi man mano che scorriamo le pagine, e che ben ritroviamo in queste righe:

Aveva visto l’uomo e aveva visto la bestia, proprio come Eliza, e come lei aveva imparato a discernere l’uno dall’altro. Due opposti esatti, non si poteva odiare uno senza provare pietà e affetto per l’altro.

- Annalisa - 

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