martedì 14 giugno 2016

Scrivere è un mestiere pericoloso

Oggi vi parlo di un libro che mi è piaciuto davvero tanto. Non solo per lo stile unico dell'autrice Alice Basso, non solo per la trama del giallo ben costruita e con qualche colpo di scena, e nemmeno unicamente per la narrazione delle vicende. "Scrivere è un mestiere pericoloso", edito da Garzanti, mi è panciuto anche per la sua protagonista, Vani Sarca, schietta, intelligente, arguta, ironica e sopra le righe. Con lei è stato letteralmente amore a prima lettura.
Spero, e immagino, che sarà così anche per voi.
La recensione è stata pubblicata anche su Thriller Nord, un bellissimo progetto in cui sono coinvolte un sacco di blogger bravissime e che vi invito a seguire.

“La carta pesa. Chiunque si sia mai trovato a maneggiarla lo sa. La faccenda del peso specifico varrà anche per la carta bianca, la carta intonsa, ma il fatto è che la carta ha questa proprietà tutta sua, questa reattività chimico-emotiva per cui appena ci scrivi qualcosa sopra il suo peso cambia, e così le quattrocentonovanta pagine della Pietra del vecchio pescatore diventano un mazzolino di margherite, mentre le centotrenta di Uomini e topi un macigno che ti impedisce di rimetterti in piedi per mezza giornata anche dopo che l’hai chiuso”
Scrivere è un mestiere pericoloso
di Alice Basso
Garzanti

Trama
Un gesto, una parola, un’espressione del viso. A Vani bastano piccoli particolari per capire una persona, per comprenderne il modo di pensare. Una dote speciale di cui farebbe volentieri a meno. Perché Vani sta bene solo con sé stessa, tenendo gli altri alla larga. Ama solo i suoi libri, la sua musica e i suoi vestiti inesorabilmente neri. Eppure, questa innata empatia è essenziale per il suo lavoro: Vani è una ghostwriter di una famosa casa editrice. Un mestiere che la costringe a rimanere nell'ombra. Scrive libri al posto di altri autori, imitando alla perfezione il loro stile. Questa volta deve creare un ricettario dalle memorie di un’anziana cuoca. Un’impresa più ardua del solito, quasi impossibile, perché Vani non sa un accidente di cucina, non ha mai preso in mano una padella e non ha la più pallida idea di cosa significhino termini come scalogno o topinambur. C’è una sola persona che può aiutarla: il commissario Berganza, una vecchia conoscenza con la passione per la cucina. Lui sa che Vani parla solo la lingua dei libri. Quella di Simenon, di Vázquez Montalbán, di Rex Stout e dei loro protagonisti amanti del buon cibo. E, tra un riferimento letterario e l’altro, le loro strambe lezioni diventano di giorno in giorno più intriganti. Ma la mente di Vani non è del tutto libera: che le piaccia o no, Riccardo, l’affascinante autore con cui ha avuto una rocambolesca relazione, continua a ripiombarle tra i piedi. Per fortuna una rivelazione inaspettata reclama la sua attenzione: la cuoca di cui sta raccogliendo le memorie confessa un delitto. Un delitto avvenuto anni prima in una delle famiglie più in vista di Torino. Berganza abbandona i fornelli per indagare e ha bisogno di Vani. Ha bisogno del suo dono che le permette di osservare le persone e scoprirne i segreti più nascosti. Eppure la strada che porta alla verità è lunga e tortuosa. A volte la vita assomiglia a un giallo. È piena di falsi indizi. Solo l’intuito di Vani può smascherarli. L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome è stato uno degli esordi più amati dai lettori e dalla stampa più autorevole. Lo stile unico e la forza narrativa di Alice Basso hanno conquistato tutti. Come la sua esilarante protagonista, Vani, che torna con un nuovo libro da scrivere, un nuovo caso da risolvere e un nuovo inaspettato nodo sentimentale da sciogliere.

***

Quando incontri una protagonista come Vani Sarca non puoi far altro che accomodarti e lasciare che ti accompagni alla scoperta del suo mondo fatto di libri, parole, intuizioni e sentimenti. Un mondo bizzarro dove le affinità si hanno con personaggi inaspettati: giovanissimi adolescenti, anziane cuoche, commissari con una faccia molto cinematografica. Vani Sarca è un personaggio incredibile, pieno di sfaccettature, di spigoli, di sfumature. Incontrarla nella vita reale sarebbe un sogno, come lo è stato leggere "Scrivere è un mestiere pericoloso" e vedere Torino con i suoi occhi, ripensare a vecchio caso di cronaca nera con la sua testa e imparare la potenza delle parole. Lei stessa si descrive in una maniera che io definisco perfetta: “Vani Sarca, signori. La donna che quando hanno distribuito l’integrazione sociale era a casa a leggere Salinger"
E Alice Basso ha fatto un incredibile lavoro sulla sua protagonista rendendola credibile, perché solo Vani Sarca, mentre cerca di sistemare le tessere di un puzzle per scoprire la verità, può farsi venire in mente Manzoni. E lo fa con una naturalezza tale da farti risultare la sua incredibile intelligenza un traguardo a cui aspirare anche per noi "comuni mortali".
Se non bastasse questa sua spiccata propensione per i libri a farmela amare, si aggiunge anche una grandissima capacità di scovare la verità dietro alle persone, di leggere gli altri. Ironico se si pensa che uno dei pochi aspetti in cui la nostra protagonista fallisce è quando deve capire se stessa.

La storia che racconta l'autrice, servendosi della voce dissacrante e disincantata della protagonista, ci fa scoprire il lusso dei palazzi di Torino, le sue ricette più golose e anche come la verità possa essere così pazzesca da essere banale.

Un giallo costruito alla perfezione, dove sotto le luci della ribalta c'è soprattutto la nostra protagonista, che da sola riesce a reggere l'intera vicenda avvalendosi, però, di un cast di personaggi secondari di alto livello.

La scrittura in prima persona, le citazioni letterarie, l'ironia rendono questo libro perfetto e da leggere.

Io mi sono innamorata di Vani Sarca e della penna vivace e diretta di Alice Basso, sono sicura che capiterà anche a voi.

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