giovedì 12 maggio 2016

Blog Tour In viaggio con Albert



Una storia speciale, quella di un uomo, una donna e del loro alligatore e dello straordinario viaggio attraverso gli Stati Uniti devastati dalla Grande Depressione.  In viaggio con Albert di Homer Hickman, in uscita oggi per Harper Collins, è un romanzo poetico e visionario, un libro di cui vi presento il blog tour, che parte da qui e vi accompagnerà alla scoperta di contenuti speciali su questo libro bellissimo.



Ma non solo, infatti seguendo alcuni semplici step  uno di voi può aggiudicarsi una copia del romanzo.
Quali sono? Eccoli qui

1. Seguire i blog coinvolti
2, Commentare tutte le tappe
3. Mettere mi piace alla pagina Harper Collins Italia

Per facilitarvi i passaggi, qui sotto trovate il modulo da compilare

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E ora eccoci alla presentazione del romanzo e all'incipit, fatemi sapere cosa ne pensate

In viaggio con Albert
di Homer Hickam
Harper Collins

Trama
Elsie Lavender e Homer Hickam (padre dell'autore) vivevano in una minuscola cittadina mineraria del West Virginia e frequentavano lo stesso liceo. Quando Homer chiese a Elsie di sposarlo, appena una settimana dopo il diploma, lei per tutta risposta se ne andò a Orlando, dove fece scintille con un attore e ballerino di nome Buddy Ebsen (sì, proprio quel Buddy Ebsen). Poi Buddy si trasferì a New York in cerca di fortuna e insieme a lui sfumò anche il sogno d'amore di Elsie, che alla fine si ritrovò di nuovo in quella minuscola cittadina mineraria, sposata con Homer.
Il ruolo di moglie di un minatore però le andava stretto, e a ricordarle ogni santo giorno l'idilliaco periodo trascorso a Orlando c'era un regalo di nozze molto particolare: un alligatore che si chiamava Albert e che viveva nell'unico bagno di casa. Un giorno Albert spaventò a morte Homer azzannandogli i pantaloni, e lui, esasperato, diede alla moglie un ultimatum: «O me o l'alligatore!». E dopo averci riflettuto per bene, Elsie si rese conto che c'era un'unica cosa da fare: riportare Albert a casa sua, in Florida.

Incipit
Quando Elsie uscì in giardino per capire perché suo marito la stava chiamando a gran voce, vide Albert sdraiato sulla schiena in mezzo al prato, con le zampe spalancate e la testa rovesciata all'indietro. Era sicura che gli fosse successo qualcosa di tremendo, ma quando l'alligatore alzò la testa e sorrise capì che era tutto a posto. Provò un senso di sollievo quasi palpabile e inebriante. In fondo, voleva bene ad Albert più che a ogni altra cosa. Si piegò sulle ginocchia e gli grattò la pancia, mentre lui dimenava le zampe per la gioia e sorrideva deliziato. Albert aveva poco più di due anni ed era lungo quasi un metro e mezzo, una misura considerevole per la sua età, stando a un libro sugli alligatori che Elsie aveva letto. Ostentava una spessa pelle di squame d'un raffinato verde oliva, con delle strisce gialle sui fianchi che il libro diceva sarebbero presto scomparse. Sul dorso correvano delle creste che finivano nella coda, mentre la pancia era morbida e chiara. Aveva due occhi espressivi colore dell'oro che di notte brillavano d'un rosso incandescente. Ma aveva anche un muso di rara bellezza, con le narici perfettamente posizionate sulla punta per consentirgli di respirare quando stava fermo nell'acqua. E di rara bellezza erano pure le mascelle, che si incastravano dolcemente l'una nell'altra, con due file di denti bianchissimi. Elsie diceva che era forse il più bell'alligatore mai apparso sulla faccia della terra. Ovviamente Albert era anche piuttosto sveglio: a volte seguiva Elsie per casa come un cagnolino e, appena lei si sedeva, le strisciava in grembo per farsi accarezzare. Una bella fortuna, considerando che Elsie non poteva più tenere in casa un cane o un gatto perché ad Albert piaceva aggredirli stando in agguato sotto il letto o nella vasca 18 di cemento che il nonno aveva costruito apposta per lui. Albert non aveva mai divorato un cane o un gatto ma ci era andato vicino, tanto che entrambe queste specie avevano dichiarato la casa e il giardino degli Hickam una zona off limits per i successivi cent'anni. Dopo aver sorriso al suo bambino, come lo chiamava affettuosamente, Elsie notò suo marito, che aveva smesso di gridare e la stava guardando con un'aria all'apparenza un po' stizzita. Non poté fare a meno di notare che era pure vestito in modo strano, ciò che la indusse a chiedere: «Homer, dove hai messo i pantaloni?». Homer non le rispose in merito, e disse invece: «O io o quell'alligatore» ripetendo le stesse parole subito dopo, più lentamente e a bassa voce: «O... io... o... quell'alligatore». Elsie sospirò. «Cos'è successo?» «Ero seduto sul gabinetto a fare i miei bisogni quando il tuo alligatore è spuntato fuori dalla vasca e mi ha strappato i pantaloni. Se io non me li fossi tolti al volo e non fossi scappato fuori, mi avrebbe sicuramente sbranato.» «Scommetto che se Albert avesse voluto ucciderti, l'avrebbe fatto già da tempo. Allora, cosa vuoi che faccia?» «Scegli. O me o lui. Tutto qui.» Ecco, il momento fatidico era arrivato. Da quanto, si chiese, era nell'aria? Eppure non aveva risposte da offrire, se non quella che diede. «Ci penserò.» Homer non credeva alle sue orecchie. «Ci penserai? Devi decidere fra me e l'alligatore?» «Sì, Homer, proprio così» disse Elsie. Poi ribaltò Albert e gli fece cenno di seguirla. «Vieni, bambino mio. La mamma ha pronto un bel pollo per te in cucina.» Incredulo e sbigottito, Homer li guardò rientrare in casa. Appostato dietro la staccionata, Jack Rose, un vicino e collega minatore, si avvicinò e tossì educatamente: «Ti prenderai un raffreddore, figlio mio» disse. «Forse dovresti metterti un paio di pantaloni.» Più che rosso, il volto di Homer si fece viola. «Hai sentito?» «Come tutti qui intorno, credo.» Homer capì che rischiava di diventare lo zimbello del quartiere. Ai minatori piaceva sparlare un po' della gente e Homer in mutande, inseguito nel suo giardino dall'alligatore di Elsie, era un'occasione da non perdere. «Aiutami, Jack» lo implorò. «Non dire niente a nessuno di ciò che hai visto.» 19 «Okay» rispose Jack in tono amichevole. «Ma non posso garantire per mia moglie» e fece un cenno verso la finestra dove Mrs. Rose stava a guardare con un ghigno sulle labbra. Homer capì di essere condannato e chinò la testa. Quella sera, a cena, si bloccò con un pezzo di pane a mezz'aria. «Allora, ci hai pensato? Io o Albert?» Elsie non lo guardò. «Non ancora.» Homer era profondamente infelice. «Finirà che in miniera mi prenderanno tutti in giro per essere stato inseguito in giardino senza i pantaloni.» Elsie continuava a non guardarlo. Fissava i suoi fagioli come se le stessero mandando un messaggio. «Ho trovato una soluzione» disse. «Lascia la miniera. Molla quello sporco buco e andiamocene a vivere in un posto pulito.» «Ma io sono un minatore, Elsie. È il mio lavoro.» A questo punto lei finalmente lo guardò. «Ma non il mio.» Per tutta la notte Elsie dormì dando la schiena a Homer e al mattino, dopo avergli preparato la colazione e avergli messo in mano il cestino del pranzo, non gli diede neanche un bacio, né gli augurò di tornare a casa sano e salvo. Quel giorno Homer ebbe la certezza di essere l'unico minatore di Coalwood che andava a lavorare senza avere ricevuto una buona parola di commiato da sua moglie, e non fu una cosa facile da sopportare. Per di più, un minatore di nome Collier Johns si fece beffe di lui descrivendolo in mutande mentre scappava per tutto il giardino. Credendo di fare lo spiritoso, Johns gli chiese perfino: «Ma è stato proprio l'alligatore di Elsie a farti perdere la testa e le brache per la paura?». Al che seguì una fragorosa risata generale, con gli altri minatori del suo turno che si davano delle manate sulle ginocchia. Homer avrebbe dovuto rispondere con una battuta, o una frecciatina salace, come tutti si sarebbero aspettati. Invece rimase zitto, sgonfiando così la presa in giro e facendola cadere nel vuoto. Tutti sospettarono che Homer si fosse ammalato, magari anche in modo grave. E infatti, più tardi, si accese un'intensa discussione all'ingresso dello spaccio aziendale. Tutti conclusero che la malattia di Homer era sua moglie, una ragazza piuttosto singolare che, per quanto graziosa, era quel tipo di donna che può rovinare un uomo chiedendogli più di quanto lui possa dare. Due giorni dopo Elsie uscì in giardino, dove Homer stava seduto su una vecchia sedia arrugginita che aveva scovato nel deposito dei rottami della compagnia. Gli si parò davanti e, dopo aver fatto un 20 respiro profondo, dichiarò: «Ho deciso di lasciar andare Albert». Sollevato, Homer rispose: «Fantastico. Grazie. Portiamolo al torrente, lì si troverà bene. Ci sono un sacco di pesciolini da mangiare, per non dire dei cani o dei gatti che ogni tanto vanno a bere». Elsie strinse le labbra, un'espressione che Homer conosceva bene: significava che non era affatto contenta. «Morirebbe di freddo nel torrente, in inverno» disse lei. «Deve tornare a casa sua in Florida, a Orlando.» Una proposta davvero sconcertante. «A Orlando? Santo Dio, donna! È a più di mille chilometri da qui!» Elsie sollevò il mento in segno di sfida. «Non m'interessa se sono più di mille chilometri.» «E se mi rifiuto?» Elsie fece un altro respiro profondo. «Lo porterò io, da sola.» Homer sentì il terreno crollargli sotto i piedi. «E come pensi di farcela?» «Non lo so, ma troverò il modo.» Sconfitto, Homer chiese: «Bisogna proprio portarlo fino a Orlando? Non possiamo lasciarlo nel North o nel South Carolina? Mi dicono che fa comunque caldo da quelle parti». «Fino a Orlando» rispose Elsie. «E quando saremo là, dovremo trovare il posto migliore.» «Come faremo a sapere qual è il posto migliore?» «Ce lo dirà Albert.» «Albert è un rettile. Non sa niente.» «Be', lui almeno ha un motivo per non sapere niente.» «Stai insinuando che io non so niente?» «Sto dicendo che nessuno di noi sa niente. Sto dicendo che tutto ciò che noi crediamo vero non lo è affatto. Se io avessi detto un milione di cose, e tu avessi risposto dicendo un milione e una cosa, nessuna delle parole da noi pronunciate si avvicinerebbe nemmeno lontanamente alla verità.» «Tutto questo non ha senso.» «È la risposta più onesta che posso darti.» Elsie rientrò in casa e Homer rimase a rimuginare seduto sulla sua sedia arrugginita. Per una delle prime volte in vita sua ebbe paura. La settimana precedente il soffitto della miniera era crollato facendo un rumore che era sembrato uno sparo di fucile e un'enorme lastra di roccia lo aveva mancato per un pelo, ma lui non aveva fatto una piega. Non ne aveva parlato con Elsie, ma sapeva che lei ne era al 21 corrente. Sembrava che sapesse tutto quello che lui cercava di nasconderle. Al contrario, Homer dovette riconoscere di sapere pochissimo della donna che aveva sposato e che ora gli aveva messo addosso una paura del diavolo con la minaccia di andarsene in Florida, con o senza di lui. Capì che gli restava solo una cosa da fare. Avrebbe chiesto consiglio a un grand'uomo, l'unico che conoscesse, l'incomparabile William Capitano Laird, un eroe della Grande Guerra, laureato in ingegneria alla Stanford University, signore e padrone di Coalwood. E così, anche se ancora non lo sapeva, ebbe inizio il viaggio.
Mi raccomando seguite tutte le tappe e... buon viaggio con Albert


12 Le recensioni della Libraia 
13 Everpop 

11 commenti:

  1. Dev'essere proprio particolare! :) Buona prima tappaaa! :-*

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  2. Un bellissimo ma anche strano libro. L'incipit mooolto interessante

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  3. Un alligatore come animale da compagnia :-D molto singolare Elsie ma anche tanto simpatica ♡
    Sono molto incuriosita da questo romanzo e scoprirlo pian piano con questo blogtour sarà davvero divertente ;-)
    Partecipo al blogtour e al Giveaway ;-)
    Lettori fissi: Rosy Palazzo
    email: rosy.palazzo1612@gmail.com
    Instagram: @ross_3193
    Facebook e Google+: Rosy Palazzo
    Non ho Twitter! 
    Grazie mille per l'opportunità ;-) 

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  4. Interessante questo blog tour, non posso non partecipare :)
    Da quello che ho letto nell'incipit credo sia una lettura molto particolare ed originale.

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  5. Questo libro mi ha colpita fin da subito, fin da quando la Harper Collins ne ha dato notizia e sono felicissima che ci sia un blogtour da seguire!
    E sembra davvero carino e originale e le prime righe - quelle della descrizione di Albert - mi hanno fatto spuntare un sorriso.
    E credo che non sarà nemmeno l'ultimo.

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  6. Ahahah che libro bizzarro e simpatico,ogni tanto ci vuole qualcosa di diverso,partecipo con piacere
    mila.mali@hotmail.it

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  7. Questo libro è davvero particolare, la trama e l'incipit sono davvero interessanti. partecipo volentieri al BlogTour

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  8. amo queste storie particolari, un pò pazze! sono Albert anch'io! ;)

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  9. Incipit molto carino, mi sembra un romanzo davvero particolare ed interessante!

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  10. Non ho mai letto niente di simile...una trama al limite dell'irreale..deve essere proprio divertente!!

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  11. ahahah sapevo che questo libro aveva delle grosse potenzialità ahaha L'incipit è carinissimo per non parlare poi della copertina...

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