martedì 19 febbraio 2019

Recensione: Annabelle di Lina Bengtsdotter


Ecco la recensione di Annabelle di Lina Bengtsdotter, edito da DeAgostini Planeta, un thriller che si legge in fretta che fa fare un'immersione in un giallo scandinavo, parola di Annalisa.

Annabelle 

di Lina Bengtsdotter
DeAPlaneta

Trama

Avere diciassette anni. Rubare il vestito celeste alla mamma per andare a una festa. E poi sparire nel nulla. Annabelle svanisce così, senza un motivo e in apparenza senza lasciare traccia. La famiglia, gli amici, i vicini: nessuno nella piccola comunità di Gullspång, sprofondata tra le fitte foreste di Svezia, sembra in grado di fornire elementi su quanto accaduto quel venerdì notte. Al padre, che invano esce a cercarla per la campagna, e alla madre, consumata dall’angoscia e dal senso di colpa, non resta che affidarsi agli agenti della Polizia criminale che da Stoccolma giungono a prendere in mano le indagini. Per l’agente Charline Lager, però, scoprire chi era Annabelle e cosa le è successo non significa solo affrontare un caso tra i più delicati e complessi di sempre. Perché un passato come il suo non si cancella. E perché Gullspång – le casette uguali, le acque fredde del lago, l’emporio abbandonato e i segreti che nasconde – non è un posto qualunque, ma il suo posto, quello che si porta scolpito dentro e dal quale fuggire è semplicemente impossibile.


La nebbia si era posata sui campi e i grilli frinivano ai margini del fossato. La ragazza avanzava barcollando lungo la strada sterrata. Sentiva pulsare le gambe e perdeva sangue. Avrebbe voluto piangere, ma non aveva più lacrime.


Gullspång, una delle tante cittadine tutte simili che popolano la contea del VästraGötaland, Svezia. Una comunità in cui tutti si conoscono (o si evitano), in cui i segreti non restano tali a lungo. Perché... alla fine di tutto, si arriva al mare. Prima o poi ci si arriva sempre.

Sul giornale, sotto il titolo “scomparsa” c’era la foto di una ragazza dai capelli rossi e gli occhi grandi. [...] La ragazza era la diciassettenne AnnabelleRoos.

Annabelle è un controsenso vivente: appassionata di lettura, di studi biblici, brava a scuola; ma anche senza freni quando si tratta di bere super alcolici, fumare e concedersi ai ragazzi. Sì, un controsenso. O forse, solo un’adolescente che sta cercando il proprio posto nel mondo.

“Vedo una donna di trentatré anni a cui piace divertirsi, che odia le chiacchiere ma ha una straordinaria capacità di cogliere i dettagli decisivi nel quadro generale, e ricostruire il quadro generale a partire dai dettagli.”

Charline Lager fa parte della squadra investigativa della polizia criminale che è stata mandata da Stoccolma per risolvere il caso della scomparsa di Annabelle. Non è nel periodo migliore della sua vita: beve troppo, passa le sue notti con tipi conosciuti nei bar, non ha una sana vita sociale. Ma è molto brava nel suo lavoro, sa cogliere dettagli che gli altri non vedono. E poi, non è la prima volta che capita a Gullspång.


“Bella si irrita facilmente [...]. È permalosa. Ma si accende soprattutto per sua madre. [...] Bisticciano parecchio. Lei dice sempre che Nora la soffoca.”


I personaggi che ruotano attorno a Bella sono molto variegati, ma tutti con un malessere interiore ben marcato. Chi per un motivo, chi per l’altro. A partire dai genitori, Nora e Fredrik, soffocante e ossessiva la prima, succube della sofferenza mentale della moglie il secondo. La notte in cui la figlia scompare, porterà all’esasperazione il loro rapporto, ma soprattutto la salute di Nora.
Rebecca, la sua migliore amica, un’adolescente come tante alle prese con la vita, con la sua realtà, con i primi amori, o tremori.
William e Svante, l’ex-ragazzo e il “figlio di papà”, le cui uniche preoccupazioni passano attraverso i pantaloni, l’alcol e il fumo.
Sara, testimone inconsapevole (perché troppo “fatta”, delle ultime ore di Annabelle).

Lyckebo. Betty aveva voluto quella casa per tre motivi. Prima di tutto le piaceva il nome. Poi si trovava alla giusta distanza dal paese. [...] E per lei era un sogno poter vivere vicino all’acqua.

E poi ci sono i personaggi del presente e del passato di Charlie. Anders, il collega arrivato con lei da Stoccolma, super controllato da una moglie patologicamente gelosa, ma buono e di gran cuore. I colleghi della centrale del paese, tra cui Olof, il commissario, che in sedici anni di lavoro a Gullspång, mai aveva avuto a che fare con una scomparsa così atroce.
Susanne, l’amica d’infanzia in piena crisi, senza lavoro e con quattro figli maschi che le tolgono ogni energia.
Johan, un giornalista conosciuto al motel in cui alloggia, che si rivela essere molto di più.
E poi c’è Betty, o meglio, il suo ricordo. Quello di una madre fuori da ogni canone comune, ricordata in città, soprattutto dagli uomini, per le sue famose “feste”. Cosa c’entra Betty con Annabelle e la sua scomparsa?


“AnnabelleRoos [...] è sparita nella notte tra venerdì e sabato, dopo una festa alla quale non aveva il permesso di andare.”



È da qui che parte il tutto: una ragazza di diciassette anni che finge di andare a vedere un film da un’amica, ma poi va ad una delle tante feste organizzate “all’emporio” per sballarsi e bere con altri giovani come lei, senza un interesse particolare, senza uno scopo se non quello di soddisfare i propri desideri.

Annabelle è un thriller psicologico che non gioca tanto sul colpo di scena, quanto sulla caratterizzazione dei personaggi, di una generazione che ha difficoltà a trovare il proprio posto in mezzo a tanti adulti che provano la stessa difficoltà a indirizzare su una strada “buona” i più giovani.

C’è suspense, perché i capitoli investigativi sono intervallati da altri in cui osserviamo le ultime ore di Annabelle dal suo punto di vista. Durante il proseguire della storia, il lettore inizia a fare delle ipotesi sul colpevole, ma solo verso la fine ha la certezza di cosa sia davvero accaduto.


Un romanzo da consigliare: si legge velocemente e ci sono molti “perché” a cui si vuole dare risposta (chi sono Alice e Rosa?). Un insieme di personaggi che si armonizzano, nelle loro imperfezioni, attorno a Gullspång e ai suoi segreti, attorno a Charlie e a Bella, tra un passato che non vuol finire d’essere ed un presente che non troverà mai pace.
Perché leggerlo → Perché fa fare un salto nell’atmosfera tipica del giallo scandinavo; perché è una storia che fa smuovere la coscienza del lettore. Perché tutto il mondo è un po’ Gullspång.


Sentiva il vento tra i capelli e le girava la testa. Suo papà diceva che quando si hanno i capogiri, bisogna fissare lo sguardo su un punto fisso. Lei guardò giù, cercò di trovare un riferimento tra i mulinelli dell’acqua. Ma niente era immobile.

- Annalisa - 


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