mercoledì 2 gennaio 2019

Recensione: La stanza della tessitrice


Oggi Annalisa vi racconta cosa le ha trasmesso la lettura de La stanza della tessitrice di Cristina Caboni edito da Garzanti. Ecco la sua recensione.

I desideri sono fili invisibili da cucire insieme

La stanza della tessitrice 
Cristina Caboni
Grazanti
Trama

Bellagio è il luogo dove Camilla si è rifugiata per iniziare una nuova vita. Solo qui è libera di realizzare i suoi abiti capaci di infondere coraggio, creazioni che sono ben più di qualcosa da indossare e mostrare. Ma ora è costretta ad abbandonare tutto perché Marianne, la donna che l’ha cresciuta come una madre, ha bisogno del suo sostegno. È lei a mostrarle il contenuto di un antico baule, un abito che nasconde un segreto: vicino alle cuciture interne c’è un piccolo sacchetto che custodisce una frase di augurio per una vita felice. È l’unico indizio che Marianne possiede per ritrovare la sorella. Camilla non ha mai visto nulla di simile, ma conosce la leggenda di Maribelle, una stilista che, all’epoca della Seconda guerra mondiale, era famosa come “Tessitrice di sogni”. Nei suoi capi erano nascosti i desideri e le speranze delle donne che li portavano. Maribelle è una figura che la affascina da sempre: si dice che sia morta nell’incendio del suo atelier parigino, circondata dalle sue creazioni. Camilla non sa quale sia il legame tra Maribelle e la sorella che Marianne vuole ritrovare. Ma sa che è disposta a fare di tutto per scoprirlo. Sente che la sua intuizione è giusta: Parigi è il luogo da dove iniziare le ricerche; stoffe, tessuti e bozzetti la strada da seguire. Una strada tortuosa, come complesso è ogni filo di una trama che viene da lontano. Perché i misteri da svelare sono a ogni angolo. Perché Maribelle ha lottato per affermare le proprie idee. Perché seguirne le orme significa per Camilla scavare dentro sé stessa, dove batte un cuore che anche l’ago più acuminato non può scalfire.

La stanza della tessitrice di Cristina Caboni edito da Garzanti è una storia di famiglia, una storia di donne forti, una storia di sentimenti che fanno sognare, che fanno sbagliare, che fanno continuare a vivere, legati al passato ma rivolti al futuro.

Erano diventate amiche quel giorno, lei e Marianne. Una donna che non aveva mai avuto figli e una bambina solitaria che aveva fatto di quel giardino il suo rifugio. E che, sdraiata sulle foglie, gli occhi al cielo, trascorreva ore a immaginare come le stoffe potessero catturare le stelle e diventare vestiti simili a quelli che realizzavano i suoi genitori, abiti speciali da indossare per essere felici

Camilla Sampietro è una giovane sarta che è stata cresciuta da Marianne Leclerc, proprietaria di un’azienda di moda, che l’ha moralmente adottata dopo la morte dei genitori. Sono molto legate, ma dopo una serie di incomprensioni, Camilla, testarda e indipendente, decide di seguire la sua strada e di allontanarsi da casa Leclerc. Ma Marianne, donna-matrona abituata a decidere tutto e per tutti, ora, ha bisogno di lei, della sua bambina. Solo a lei può svelare il segreto che porta con sé da una vita.

Per questo la chiamavano “tessitrice di sogni”: perché inseriva nei vestiti dei sacchetti che racchiudevano i desideri di chi indossava, insieme a fiori, semi e portafortuna

Caterina Frau - siamo tornati ai primi decenni del secolo passato - è una bambina solare che vive insieme alla balia Rosa in una terra altrettanto ricca di sole: la Sardegna. Ne ripercorriamo la giovinezza, il trasferimento al Nord e più tardi a Parigi, per seguire la sua passione: l’arte del creare abiti a misura dei desideri dei clienti. Lei e la sua piccola Adele, nata dall’amore per un pittore della rive gauche, saranno il motivo che spingerà Camilla ad andare fino a Parigi per scoprire chi era davvero Caterina. O dovrebbe dire, Maribelle, famosa stilista del primo dopoguerra?

Il suo sguardo tornò su Marco. Alto, slanciato, occhi veri su una pelle scura, retaggio delle sue origini spagnole, espressione ombrosa. Quando sentì che il cuore accelerava i battiti, si infastidì.

Marco Barberini è una figura difficile da inquadrare, se vista con gli occhi di Camilla. Un amore tanto desiderato quanto respinto nei meandri più profondi del cuore. Svolge un ruolo importante all’interno dell’azienda (e della famiglia) Leclerc, ma per Camilla è difficile capirne le vere intenzioni, credere a quell’amore che sognava quando era solo una ragazzina.

Daniela era bellissima, brillante, gli abiti che disegnava avevano stile e carattere. Ma viveva tutto con leggerezza, con una noncuranza che era facile scambiare per indifferenza. [...] Camilla sapeva che non era così, che la sua amica era fragile e sensibile, e che quello era il suo modo di proteggersi.

E poi c’è Daniela, nipote di Marianne e grande amica di Camilla, almeno fino a qualche anno prima. Il loro rapporto è il limpido esempio di quanto un’amicizia, seppur profonda, possa cadere in balia degli eventi, ma anche di quanto possa essere forte e superare le difficoltà più grandi. E ci sono Kamal e Rosa, legami che inchiodano al primo sguardo o sanno resistere allo scorrere del tempo. E ci sono Luisa e Domenico, che faranno di tutto per allontanare Caterina dalla sua bambina. E c’è Sandra, apertura e chiusura di un cerchio che racchiude in sé tutte queste vite, senza saperlo... o forse sì. 

Quando arrivò a Bellagio, uno splendido tramonto infuocava il cielo. [...] Era così bello, quello che vedeva, da riempirle il cuore. Amava quel paese sempre pieno di vita, le strade lastricate, le insegne che sbattevano al vento. Le piaceva ascoltare lo sciabordio delle onde, il suono dei battelli, i motori delle barche dei pescatori che tornavano al porticciolo.


La storia ci trasporta tra Bellagio, la Sardegna, Como, Milano e Parigi. Di ogni luogo ci fa assaporare i profumi e i colori, con descrizioni che ci fanno saltare nel profondo delle vie di Oristano, sulle rive della Senna, tra i balconi fioriti delle case affacciate sul lago. 

Amava i tessuti e negli abiti riusciva a proiettare la sua immaginazione. Vedeva il vestito nella sua mente e, come un pittore, ne definiva la struttura, il disegno, il colore. Quello era ciò che desiderava fare nella vita. 

La stanza della tessitrice non è un romanzo facile da raccontare in poche parole: per il ricco intreccio di personaggi, tra passato e presente, per il legame che li tiene uniti nonostante lo scorrere del tempo e le scelte che li tengono lontani; per il susseguirsi di avvenimenti, nella vita di Camilla, oggi, come di Caterina, allora. Un filo che da Caterina parte, così come la stessa Caboni scrive, per arrivare fino a Marianne, prima, e a Camilla, poi, passando inevitabilmente attraverso Adele, Daniela, Marco e tutti gli altri protagonisti che, nel bene o nel male, ne tessono la trama

Lo stile dell’autrice è al contempo semplice e ricercato; non definirei la scrittura scorrevole, come quella che potrebbe trovarsi in un romanzo più leggero, ma è una scrittura che tende a far riflettere su ogni avvenimento. Diversamente, ci si sarebbe potuti perdere tra i vari intrecci di personaggi ed eventi.

Quella che Cristina Caboni ha creato è davvero una tela, in cui ogni personaggio è legato all’altro, anche in modo incredibile, ogni scelta ha una sua conseguenza, che ci viene mostrata e narrata. E lo ha fatto con una maestria tecnica che pochi possiedono

Perché leggerlo → Perché è un romanzo che fa commuovere, perché non possiamo fare a meno di tifare per Caterina e Camilla, perché è una storia in cui è difficile immedesimarsi, e per questo più impegnativa. E per i titoli dei capitoli, grazie ai quali impariamo qualcosa in più su ciò indossiamo ogni giorno.
Buona lettura!

- Annalisa - 

Chi ha il coraggio di superare le proprie paure è capace di tessere il filo della vita.

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