mercoledì 17 ottobre 2018

Recensione: Prigionieri del paradiso

È morto Arto Paasilinna, scrittore finlandese di 76 anni. Emanuele per celebrarlo ci racconta la sua opinione di Prigionieri del paradiso, Iperborea.

L'aereo fluttuava nell'oscurità. Sorvolavamo il Pacifico al largo della Melanesia, avevamo appena passato il trentesimo parallelo e il Tropico del Cancro. Stavamo attraversando la fascia calda del mondo, pensai che da quelle parti la temperatura non scende al di sotto dei diciotto gradi nemmeno nel periodo più freddo. Volavamo da più di tre ore, eravamo partiti dall'aeroporto internazionale di Tokyo.


Prigionieri del paradiso
Arto Paasilinna
Iperborea

Trama
Un aereo su cui viaggia una missione dell'ONU è costretto a un ammaraggio di fortuna in un angolo sperduto dell'arcipelago indonesiano. I superstiti - una colorita combriccola di infermiere svedesi, taglialegna e ostetriche finlandesi, medici norvegesi e piloti e hostess inglesi - riescono per miracolo a raggiungere una spiaggia circondata da una giungla impenetrabile. Superato lo sconforto iniziale e pur senza perdere la speranza di un ritorno a casa, la comunità di naufraghi si dedica con crescente allegria all'organizzazione della sopravvivenza sull'isola: anche se il soggiorno sarà provvisorio, perché non allietarlo con quell'indispensabile superfluo che dà sapore alla vita? Un frigorifero ricavato dai giubbotti salvagente, una sauna, un consultorio per la diffusione dei metodi contraccettivi o, perché no, una distilleria clandestina. E se proprio alla fine bisogna salvarsi perché non farlo lanciando un grandioso S.O.S. allo spazio? Un governo democraticamente eletto stabilisce le regole della comunità: ridistrubuzione della ricchezza, assistenza medica gratuita, niente denaro e casa per tutti. Gli abitanti, giorno dopo giorno riescono a creare a un'assurda quanto equa micro-società ideale. Grazie al suo humour irriverente e ai suoi personaggi ribelli, Paasilinna rivisita il topos letterario dell'isola deserta e sembra dire, tra le righe, che i nordici anche messi su un'isola sperduta finiscono comunque per costruire una società giusta e comunitaria.

Un incidente aereo, un'isola tropicale, i sopravvissuti che organizzano un regime socialista basato sul principio di eguaglianza per tentare di sopravvivere. 
Tutto ciò è "Prigionieri del paradiso", esilarante romanzo di Arto Paasilinna, che  probabilmente è stato il più importante esponente della letteratura finlandese nel mondo. 
Paasilinna ha scritto libri come "Piccoli suicidi tra amici", "L'anno della lepre" e "L'allegra apocalisse", ma senza dubbio il mio preferito è quello che sto recensendo. Perché? 
Perché Paasilinna si inventa una moltitudine di personaggi incredibili

L'aereo che cade su un'isola deserta trasporta medici e infermieri in missione umanitaria. Dopo la collisione, i superstiti organizzano la vita in modo da non favorire nessuno, in totale democrazia ed eguaglianza. Allora cominciano a mettere in piedi un apparato che possa rispondere a tutte le loro richieste. E dopo il cibo e un tetto di foglie sulla testa a riparare i protagonisti dagli improvvisi acquazzoni, qual'è l'altro bisogno fondamentale che l'essere umano deve soddisfare? Così, le ginecologhe fondano un consultorio, sfruttando le decine di casse di spirali che stavano trasportando sull'aereo destinate alle donne del terzo mondo. Del resto, una gravidanza su quell'isola è la prima cosa da evitare. E viavai la società si evolve, i boscaioli scandinavi tagliano legna, si pesca e si esplora.

 Il libro prosegue su questa linea con episodi divertenti e paradossali fino a che, la svolta, avviene grazie alla scoperta di un vecchio cannone antiaereo giapponese, provvisto di pallottole e vodka. Il connubio tra arma di distruzione di massa e alcool non si rivelerà particolarmente proficuo per i nostri eroi, ma per il lettori si. I superstiti riusciranno a cavarsi dai problemi grazie alla cooperazione ed a un'impresa titanica utile a costruire un segnale di SOS visibile dallo spazio (perché i nostri amici quando fanno le cose, le fanno in grande), ma quello ormai è un dettaglio tra le righe di questa opera davvero divertente. 

Paasilinna è stato un maestro di umor e, a mio avviso, con questo romanzo (che, non dimentichiamolo, è stato scritto nel 1974) si è davvero superato.
Buona lettura!

- Emanuele - 

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