venerdì 13 luglio 2018

Parola all'editore: scrivere un'autobiografia

Autobiografia sì oppure no? Come si può scrivere bene di noi stessi? Annalisa nella rubrica Parola all'editore ci propone qualche spunto di riflessione e di lettura




#27  Scrivere di sé 
Quasi tutti noi, prima o poi, ci siamo cimentati con un diario personale, soprattutto noi femminucce. A otto, quindici o trent’anni, c’è stato un momento in cui abbiamo sentito il bisogno di mettere su carta quello che ci passava per la testa o ci stava accadendo. Qualcuno non ha mai smesso.

Ma quali sono le difficoltà di scrivere in prima persona cose realmente accadute? Quali sono gli ostacoli da superare per scrivere un’autobiografia, qualcosa che sia diretto agli altri e non solo al nostro diario personale?

Vediamo, intanto, quali sono gli elementi fondamentali di un’autobiografia ben riuscita:

- struttura narrativa coerente;

- personaggi credibili e convincenti;

- idea generale di dove si vuole andare a parare;

- logica narrativa che non lasci nulla al caso.

È necessario che tutti questi punti siano presenti nel nostro testo perché, a differenza di noi che scriviamo, il lettore molte cose non le conosce, per cui non possiamo darle per scontate.

Analizziamoli velocemente, punto per punto.

Una struttura narrativa coerente è necessaria nel momento il cui si intende scrivere un testo destinato a dei lettori. A meno che “il caos” non sia parte integrante del genere (e così non è per un’autobiografia classica), il lettore deve ritrovarsi dentro schemi narrativi ben delineati, non deve avere la sensazione di essere finito nel vortice di un tornado senza capo né coda.

I personaggi devono essere credibili e convincenti, cioè devono essere caratterizzati psicologicamente e fisicamente, o almeno, farne intuire le caratteristiche. Noi sappiamo come siamo fatti ma il lettore no, non dobbiamo dare per noti tratti che invece sono importanti per farci conoscere da chi ci sta leggendo. Come si legge in Scrivere. Tecniche e percorsi per chi ama raccontare: Dovete trattare voi stessi come foste il personaggio di un romanzo, il che vuol dire, se necessario, essere spietati.

Dobbiamo avere in mente il nostro progetto narrativo, sapere quale sarà il nostro punto di inizio e quello di arrivo (e un “in mezzo” definito e preciso) perché, a differenza di un diario personale che può potenzialmente essere infinito, l’autobiografia ad un certo punto deve terminare; anche con un finale aperto, ma deve avere un ultimo punto. E tutto questo, deve avere una chiara interpretazione, un punto di vista.

La logica narrativa, infine, è ciò che permette al nostro testo di non essere un’accozzaglia di eventi e idee, ma una lettura coerente degli avvenimenti ritenuti importanti e interessanti nella vita di una persona.

In conclusione, vi lascio un elenco di autobiografie d’autore, tratto da www.storyboardthat.com, attraverso il quale farvi un’idea di cosa significhi, davvero, avere qualcosa di sé da raccontare e in quali modi poterlo fare:


Autobiografia di Malcolm X di Malcolm X

L'autobiografia di Benjamin Franklin di Benjamin Franklin

Narrazione della vita di Frederick Douglass, schiavo americano di Frederick Douglass

La storia della mia vita di Helen Keller

Diario di Anne Frank

Me Talk Pretty One Day di David Sedaris

La storia dei miei esperimenti con la verità di Mahatma Gandhi

Diario di uno scrittore di Fëdor Dostoevskij

La notte di Elie Wiesel

Il ragazzo che catturò il vento di William Kamkwamba

Io sono Malala
di Malala Yousafzai



Buona (auto)lettura!

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