venerdì 29 giugno 2018

Recensione: Cane bianco

Sento che bisogna continuare a fidarsi degli uomini, perché preferisco esser deluso, tradito e preso in giro, ma continuare a credere in loro e fidarmi di loro. Preferisco permettere ad altre bestie astiose di abbeverarsi a mie spese, nel corso dei secoli, a questa sacra sorgente, piuttosto che vederla inaridita. E’ meno grave perdere che perdersi.


Cane bianco 
Romain Gary 
Neri Pozza
Trama
È il 17 febbraio 1968 e in uno di quegli appartamenti di lusso di Beverly Hills, in cui si asserragliano i divi del grande schermo, si aggira Romain Gary. Gary trascorre buona parte del suo tempo a scrivere e a prendersi cura del piccolo zoo domestico trasportato da Parigi: il gatto birmano Bruno e la sua compagna siamese Mai; la vecchia gatta di strada Bippo, che allunga un colpo di artigli ogni volta che qualcuno cerca di accarezzarla; il tucano Billy-Billy e Sandy, un grande cane giallo, un cucciolone ingenuo. Intorno a mezzogiorno, un abbaiare risuona da dietro la porta. Gary va ad aprire e scorge sulla soglia Sandy, la coda tra le gambe, il muso a fil di terra, e, accanto a lui, un imponente pastore tedesco dal pelo grigio screziato di bianco e una bella testa. Un pomeriggio di qualche settimana dopo, però, Batka riserva la prima sorpresa: latrati irregolari, rapidi e rabbiosi, bava alla bocca, uno spaventoso sguardo carico d'odio soltanto perché un operaio di colore, addetto alla pulizia dei filtri della piscina, è apparso al suo cospetto. Batka è, infatti, un white dog, un cane bianco, una di quelle bestie addestrate nell'America razzista della fine degli anni Sessanta a dare la caccia ai neri... Appartenente alle opere del ciclo americano di Romain Gary, "Cane bianco" è il romanzo di uno scrittore russo-francese, profondamente intriso di spirito europeo, sulla "democrazia americana".

Si può, al giorno d'oggi, crescere ed addestrare una vita umana all'odio e alla paura del diverso? Domanda legittima visti i tempi in cui viviamo, forse un tantino superficiale considerato il dilagare di una incomprensibile violenza sociale. 
Ma il libro di cui oggi voglio parlare, "Cane Bianco" di Romain Gary, consigliato e regalato per il mio compleanno dall'amico ed assiduo lettore Andrea Cavagnaro, possiede le diverse sfumature della rabbia cieca che attanaglia l'ignoranza della sensibilità umana
Romain Gary, scrittore franco-russo, ex soldato e gaullista convinto, era anche il marito di Jean Seberg, icona hollywoodiana degli anni 60, attivista per i diritti umani più per senso di colpa (e vergogna della propria posizione privilegiata) che per reale interesse. 
Diciamo che occuparsi delle minoranze, elargendo grosse somme di denaro in cambio di visibilità, era anche la moda del momento tra l'Elitè americana dell'epoca. Moda mai tramontata, a quanto pare. Gary questo non lo sopportava. Sopratutto non concepiva le numerosi riunioni a cui doveva partecipare in compagnia della moglie, sempre che questi incontri non fossero organizzati nel suo salotto. Gary allora sentiva il bisogno di partire, di andare distante, di tornare a Parigi. Di allontanarsi dall'ipocrisia della moglie e dei colleghi

Un giorno, il cane di Gary, fa ritorno a casa in compagnia di un grosso cane bianco, che si riscopre poi essere uno di quei cani addestrati dai poliziotti all'aggressione dei neri. Gary si rifiuterà in ogni modo di sopprimerlo, ma anzi, lo amerà sempre più, affidandolo alle cure di un famoso zoologo. Nero. 
Keys, si occuperà di Cane Bianco fino a che la bestia non sarà guarita, ma il compito si rivela più arduo del previsto: appena annusa l'odore della pelle scura, il cane va su tutte le furie. Del resto è stato cresciuto ed addestrato nell'odio razziale, nell'aggredire i neri. Gary, usa la metafora di Cane Bianco per mostrarci come una mente umana (o animale) addestrata fin dalla culla (o dalla cuccia), non potrà mai tornare indietro, resettare completamente il proprio Io. Eppure, Gary, si accorge che questo odio viene utilizzato anche dalle minoranze per far mostra di sé, per essere compiaciuti, come se una sorta di odio nei nostri confronti ci facesse comunque piacere, ci facesse sentire considerati, sopratutto se poi ci sono persone dell'altra fazione, che elargiscono grosse somme sentendosi in colpa per il comportamento dei propri simili. Allora, l'essere vittima diventa anche convenienza, l'approfittare di una condizione sociale sfavorevole per il solito Dio denaro. Per quello si mette da parte anche l'orgoglio di provenienza e il colore della pelle. 
Chi legge oggi Cane Bianco trova un libro odierno, scritto in maniera impeccabile da un uomo con una spiccata sensibilità. Un uomo che si è tolto la vita vestito con una vestaglia rossa per non impressionare chi avrebbe trovato il suo corpo coperto di sangue.
Buona lettura!

- Emanuele  -

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