giovedì 10 maggio 2018

Recensione: L’ultima dei Neanderthal


La loro posizione testimoniava una comunicazione complessa fra i due, qualcosa che avevo sempre pensato si fosse perduto nel tempo. E adesso l’avevo trovata. Un rapporto, un sentimento, uno sguardo: le cose che non si fossilizzano sono le più importanti.

L’ultima dei Neanderthal
di Claire Cameron
Sem
Trama
Quarantamila anni fa. L'ultimo gruppo famigliare della specie Neanderthal vaga sulla Terra, in un ambiente sempre più ostile. Dopo una stagione terribilmente difficile, sono rimasti in pochi. Tra loro c'è Ragazza, la figlia più grande. È nell’età della riproduzione e la sua famiglia è determinata a recarsi nel luogo conosciuto per gli accoppiamenti: Ragazza deve trovare un compagno per salvare la specie. Durante il cammino, però, le condizioni ambientali peggiorano in modo drammatico e il gruppo si disperde. Ragazza viene allontanata. Con lei c'è solo Cucciolo, un trovatello accolto nel gruppo qualche tempo prima. In condizione di costante pericolo e con l'avvicinarsi di un altro inverno glaciale, Ragazza si rende conto di avere una sola possibilità per salvare il suo popolo, anche se questo significa sacrificare se stessa. Ai giorni nostri, l'archeologa Rosamund Gale vuole portare a termine un'importante campagna di scavo, dove ha lavorato negli ultimi tempi, prima che nasca il suo bambino. Mancano poche settimane al parto, ma portare alla luce nuovi reperti fossili della specie Neanderthal è per Rose un impegno esaltante. Rose e Ragazza sono legate da un filo sottile e allo stesso tempo molto forte attraverso i millenni. Tra preistoria e storia, le due donne hanno vissuto la medesima esperienza di maternità, condividendo in modo misterioso e sorprendente la stessa passione per la vita. Un libro commovente e ricco di suspense, intenso e incalzante, che porta il lettore a riconsiderare i termini della grande domanda: cosa significa essere umano?
Due donne, due esistenze diverse ma simili, due ere geologiche lontane decine di migliaia di anni. Un filo sottile ad unirle.

Sulle guance aveva le due striature nere e ocra della famiglia e un ciuffo di capelli rossi le spuntava dritto sulla testa. Intorno al collo portava una conchiglia appesa a una cordicella

Ragazza è una giovane Neanderthal in età di riproduzione, l’unica giovane femmina appartenente alla “famiglia”. È scaltra, intelligente e forte. L’unica sua debolezza deriva dal non riuscire ad opporsi all’istinto, al “calore” che sente quando sta con Lui, il fratello maggiore. L’unica debolezza, causa scatenante degli eventi raccontati nel libro.

Perché esiste la vita? Il dubbio su quale sia lo scopo della mia esistenza mi tormenta da sempre. Il giorno in cui ho trovato lei, una Neanderthal sepolta da moltissimo tempo nella terra, ho avuto la risposta.

Rosamund Gale, Rose, archeologa infaticabile, testarda, gelosa delle sue scoperte, più per paura che esse vengano “vendute” al mondo nel mondo sbagliato che per avarizia. Lo scavo più importante della sua carriera coincide con la sua prima gravidanza, in un intreccio simbolico e fisico da imputarsi al caso, o al destino.

La saggezza di Grande Madre era necessaria. Soltanto i migliori istinti potevano permettere a un corpo di raggiungere la vecchiaia, e lei aveva insegnato a Ragazza che vivere la propria vita, cavalcando le stagioni agitate, significava andare incontro a un cambiamento costante.

Grande Madre è il capo famiglia, donna saggia, avanti con gli anni ma ancora salda, più mentalmente che fisicamente, rispettata e seguita dai suoi figli. Vuole solo il meglio per la sua famiglia e il meglio sono il cibo, la salute e, soprattutto, la perpetuazione della specie.

Quando dormivano formavano il corpo della famiglia. Immaginavano il loro stare insieme come un unico corpo che viveva e respirava.

La famiglia è composta da Lui, Storto, Ragazza e Grande Madre, con l’aggiunta di Cucciolo e di Gatto Selvatico. Grande Sorella è diventata Grande Madre di un’altra famiglia, dopo la corsa dei pesci dell’anno precedente, mentre altri fratelli e sorelle sono morti per le più disparate cause. Ognuno ha un suo ruolo e un suo compito, ognuno ha una sua caratterizzazione fisica e caratteriale.

A sessantadue anni, Andy aveva deciso che la vita era breve e aveva anticipato la pensione da una società finanziaria per prendere un PhD in archeologia. Si definiva “uno che è sbocciato tardi”.

Andy è l’aiutante di Rose, un uomo simpatico e socievole, segnato dalla morte recente della moglie, ma con tanta voglia di fare, di conoscere, di esplorare, forse anche per distarsi dal suo dolore. Vuole molto bene a Rose, la consiglia e la supporta, e ha una dipendenza fisica da Dr. Pepper, la famosa bevanda gassata anglosassone.

In quella caverna i resti di una Neanderthal giacevano insieme a quelli di un Homo Sapiens. Sembrava che fossero morti insieme […]. Forse erano stati sistemati in quella posizione da qualcuno che pensava che avrebbero voluto essere uno davanti all’altro nella morte.

La storia narrata dalla Cameron prende spunto da due scoperte molto importanti. La prima è stata il ritrovamento nel 2007 di una sepoltura neolitica durante gli scavi a Valdaro, in provincia di Mantova: si tratta di due scheletri sepolti di fianco, faccia a faccia, con gli avambracci incrociati. Era febbraio e, visto l’avvicinarsi della festa di San Valentino, i due sono stati ribattezzati “Gli amanti di Mantova”. La seconda, invece, è la rivelazione che molti esseri umani moderni possiedono un patrimonio genetico ereditato dai Neanderthal.

La scrittrice è stata molto impressionata da tutto ciò, tanto che la sua mente ha iniziato ad elaborare quello che poi sarebbe diventato il fulcro di L’ultima dei Neanderthal: la scoperta di due scheletri abbracciati, l’uno Neanderthal, l’altro uomo moderno.

In questo libro le storie e le vite di Rose e di Ragazza si intrecciano quasi a voler richiamare l’una quella dell’altra, a cominciare dallo stato condiviso di gravidanza, fino alla rabbiosità nei confronti di chi ne vuole minare le proprietà (fisiche o intellettuali). Ma come sono molte le somiglianze tra le due, così ricche sono anche le differenze. Ragazza è forte di spirito e di corpo, ogni sua scelta è dettata dall’istinto e da abitudini consolidate di generazione in generazione. Rose è tanto forte nel suo volersi imporre professionalmente, rasentando l’antipatia, quanto delicata e insicura nei rapporti umani: con il compagno Simon e il bambino, con Caitlin e il resto del gruppo di lavoro.

Da un punto di vista divulgativo, questo libro ci fa conoscere particolari della vita quotidiana dei Neanderthal, dei loro riti, delle loro gerarchie sociali, della loro lotta per la sopravvivenza. Allo stesso tempo, tratta temi importanti, quali la maternità delle donne lavoratrici e la difficoltà, più in generale, che hanno nell’affermarsi professionalmente.

La lettura è scorrevole, il ritmo è serrato e l’alternarsi dei due tempi narrativi (tempo dei Neanderthal e tempo contemporaneo) rende il tutto dinamico. Il linguaggio è semplice e corretto, più specifico ma pertinente quando si entra nel dettaglio archeologico.

Alcune cose che non ho apprezzato:

- Il personaggio di Rose si evolve nel tempo, soprattutto nel momento in cui capisce che da sola non può farcela, né nel privato né sul lavoro, e accetta l’aiuto di chi, in un primo momento, vede solo come una rivale: Caitlin. Quella stessa Caitlin che fino agli ultimi capitoli ci è mostrata come importante ed esperta primatologa, ma mai sotto un profilo umano. Fino a quando ci svela un importante e pesante segreto, che sembra a tutti gli effetti un pretesto narrativo.
- Al di là della simpatia, o meno, che il lettore può provare nei confronti di Rose, personalmente, però, non ho apprezzato molto la conclusione della storia, visto che una conclusione vera e propria non c’è. Mi sarei aspettata qualcosa in più sul ritrovamento, visto che il tutto è incentrato proprio su questo, invece si resta a bocca aperta, più per la delusione che per la tipica bellezza di un finale aperto.
A prescindere dal parere personale, un grande messaggio deriva da questa storia e l’autrice lo ribadisce spesso: le cose importanti della vita, in qualunque era si viva, sono quelle che non si fossilizzano, sono i sentimenti, i rapporti umani, i piccoli gesti di ogni giorno.
Buona lettura!

- Annalisa - 



Queste pareti di roccia l’hanno tenuta al sicuro. Irradiano il calore del giorno; avrebbe potuto essere il calore del suo corpo. Aveva la mia stessa pelle. Lo stesso sangue le scorreva nelle vene. […] So che se fossi stata tanto fortunata da incontrarla l’avrei guardata negli occhi e avrei saputo chi era. E forse lei avrebbe saputo chi ero io. Siamo uguali.


Nessun commento:

Lasciami la tua opinione