martedì 27 marzo 2018

Recensione: Tutte le ragazze con una certa cultura hanno almeno un poster con un quadro di Schiele appeso in camera

«Io sono il prototipo del trentenne appartenente alla generazione Bim Bum Bam teorizzato dal Alessandro Aresu. Ho eletto a miti fondativi le Tartarughe Ninja, I Cavalieri dello Zodiaco e Denver. Faccio parte di una generazione rappresentata dalla voce di Paolo Bonolis e dalla faccia del pupazzo Uan, Insomma sono un frustrato inadeguato ai tempi»

Tutte le ragazze con una certa cultura hanno almeno un poster con un quadro di Schiele appeso in camera
Roberto Venturini
Società Editrice Milanese

Trama
Luca ha 30 anni, è un assistente universitario, corregge bozze e crede nell'amore, anche se le sue relazioni non sono mai entusiasmanti. È cresciuto guardando Bim Bum Bam, va in giro su una Fiat 500L del '71 e pensa che i quadri di Pollock siano il risultato dello starnuto di un pittore sbronzo pestato a sangue davanti a una tela bianca. Una sera conosce Silvia, con la quale fa subito sesso. Lei ostenta disincanto e cinismo ma, in fondo, ha solo una paura tremenda: apparire normale. Inaspettatamente, se la ritrova davanti all'università: Luca vorrebbe riavvicinarla, ma Silvia non sembra interessata. All'esame, per vendicarsi le rifila un 29, «il più insignificante tra i voti alti». Segue una specie di aggressione da parte della ragazza, che culmina in uno scambio di baci. Così inizia la loro storia, angosciante come le carni livide di Schiele o esplosiva e policroma come i rapidi colpi di spatola di Monet. Ciclotimici sì, ma anche meravigliosamente normali. Un viaggio divertito e dissacrante nelle inquietudini di una generazione perduta tra aperitivi, mostre d'arte ed etichette come "radical chic", "new normal", "hygge" e "hipster". Una coppia che si tormenta e si compiace di tormentarsi. Un amore che precipita nel vuoto cosmico di una generazione disillusa, ma sempre molto ironica. E, in quel vuoto, risuona l'eco dei miti del passato con cui si racconta.

Prendiamo un protagonista che sembra uno di quei personaggi alla Woody Allen, ma un po' meno sfigato. Una storia che inizia con una passione improvvisa e bruciante nei bagni di una galleria d'arte. Una donna con la quale condividere qualche piccola turba psichica, non poche ipocondrie, un leggero tocco di decadenza e cultura.
Infarciamo il tutto di citazioni generazionali, di quelle che piacciono a noi degli anni Novanta, mescoliamo il tutto con una scrittura ironica, leggera e coinvolgente.
Ed ecco a voi un libro dal titolo difficilmente pronunciabile tutto d'un fiato, a meno che come me non siate ex sincronette. Ebbene sì, con un pizzico di fatica, riesco a dirlo tutto di seguito.
Lasciamo stare questa ultima parte che voleva essere assolutamente ironica e passiamo alla mia opinione riguardo al romanzo.



Tutte le ragazze con una certa cultura hanno almeno un poster con un quadro di Schiele appeso in camera di Roberto Venturini edito da SEM (Società Editrice Milanese) è un gran libro, uno di quei romanzi che ti fanno ridere a mezzanotte di una domenica sera post ritorno dell'ora legale.
E ho detto tutto. 
Perché Roberto Venturini catalizza l'attenzione del lettore, lo fa essere parte di una Roma un po' magica fra proiezioni d'essai, mostre di quadri con Havaianas, serate a cantare a squarciagola le canzoni di Cristina D'Avena.
Luca e Silvia si incontrano nei bagni di una mostra, una passione bruciante e intensa.
Si rivedono poi grazie a uno dei migliori cliché di libri e film d'amore: lui assistente universitario e lei studentessa.
Ma questo romanzo non è un cliché, per cui niente paura!
La loro storia attraversa ogni singola fase e i due sono molto più simili di quanto si possa pensare. Entrambi soffrono di Ciclotomia: "Un disturbo dell'umore caratterizzato da periodi alternati di depressione e ipomania", Luca è anche ipocondriaco. Silvia è disillusa e ha anche paura di essere troppo normale, è vero. Chi di voi non ha mai incontrato una ragazza bella, che per spiccare, per distinguersi, si atteggia a strana, malinconica e singolare? Ecco, esattamente quel genere di ragazza. 

«Quando attraversavamo la stessa fase umorale eravamo un'unica voce difforme: angosciante come le carni livide di Schiele o esplosiva e policroma come i rapidi colpi di spatola di Monet»

A fare da contorno tutta una serie di citazioni generazionali che, per una che negli anni Novanta ha iniziato a ragionare con la propria testa, sono quanto di più bello possa esistere nella narrativa.
Perché si sa che noi ragazzi degli anni Novanta abbiamo sviluppato una sorta di rispetto, una venerazione sentimentale, verso alcuni dei cult della nostra generazione.
Da Bim Bum Bam, alle tartarughe Ninja, da È quasi magia Johnny ai Ghostbusters (non negatelo: sono anche nostri).
Una penna divertente, ironica, irriverente, uno sguardo sugli ex giovani d'oggi sulle loro fissazioni, sul modo che hanno di gestire le relazioni.
Un libro che lo leggi in pochissimo e lo devi assolutamente condividere.
Leggetelo!
Buona lettura!




1 commento:

  1. Ma che bel titolo! Già dalle prime righe che hai riportato sembra un libro simpatico, ciò che serve per trascorrere qualche ora in spensieratezza.

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