mercoledì 28 febbraio 2018

Recensione: Faremo foresta

In quanti possono dire di saper fare i semi per i merli?

Faremo foresta
Ilaria Bernardini
Mondadori

Trama
Tutto ha inizio nel giorno del disastro. Anna sta piangendo la fine del suo amore: lei e il papà di Nico, il loro bambino di quattro anni, hanno deciso di lasciarsi. Quel giorno Anna incontra per caso Maria, un'amica di sua sorella che non conosce bene. Mentre parlano, Maria comincia a stare molto male. Anna le tiene la mano, la guarda crollare, chiama i soccorsi. Solo dopo l'ambulanza, il ricovero, le telefonate, si scopre che Maria ha avuto un aneurisma cerebrale. Trascorre una lunga estate di convalescenza e dolore per entrambe. Come si fa a reimparare a uscire di casa e parlare con le persone dopo aver capito quanto vicina è la fine? Come si fa a dire a un bambino che il papà e la mamma non si amano più? La crisi economica ha intanto reso tutti più poveri, le meduse invadono i mari, si annuncia la fine del mondo e pure le piante sul terrazzo della nuova casa di Anna e Nico sono mezze morte. Attorno alle due donne, solo siccità, incertezza e paura. Finché, insieme, cominciano a occuparsi del terrazzo disastrato e, mentre Maria toglie il secco e il morto, pianta nuovi semi e rinvasa, Anna le prepara da mangiare. Così, stagione dopo stagione, la menta diventa verdissima e forte, il limone e il fico danno i frutti e spuntano i girasole. L'oleandro e il glicine s'infittiscono, arrivano le lucertole, le farfalle, e ogni mattina un merlo comincia a visitare Anna e Nico. Le due donne imparano a prendersi cura delle piante e Luna dell'altra. E proprio come il terrazzo, anche questa storia si fa sempre più rigogliosa, fino a trasformarsi in una foresta, talmente selvaggia da contenere le vicende di tutta l'eccentrica famiglia di Anna e persino quelle della buffa cartomante a cui lei si rivolge in cerca di aiuto. A partire da un dolore comune a tanti - la malattia, la fine di un matrimonio, un bambino da proteggere - Ilaria Bernardini inventa un alfabeto botanico-sentimentale con cui compone una formula magica dal potere universale. Con "Faremo Foresta" inauguriamo un movimento gentile, fatto di cura e mani nella terra, di attenzione e di presenza. Questo libro è molto più di una storia, è un inno alla vita, una dolce rivoluzione del pensiero, un mantra per sopravvivere alla siccità e fiorire nel deserto. Per, poi, fare foresta.


Fin dalle prime pagine capiamo che quello che andremo a leggere non sarà un racconto come gli altri. A partire dalla situazione in cui troviamo Anna, la voce narrante di Faremo foresta il libro di Ilaria Bernardini pubblicato da Mondadori. Anna è a Londra, la città del suo nuovo fidanzato, davanti ad una strana cartomante, circondata da profumi, colori, oggetti particolari, come particolare è il viaggio mentale che sta per intraprendere. Capiamo di dover entrare nel vortice dei pensieri di Anna per capirne i salti temporali, le sensazioni, i ragionamenti

In quello che per molto tempo ho chiamato il giorno del disastro, la città era calda.


I suoi ricordi iniziano dal “giorno del disastro”, il giorno in cui Alessandro (ex cognato) ha un incidente in moto, Maria (amica di sua sorella e collaboratrice della madre) ha un ictus celebrale e Anna comunica alla madre la separazione dal marito. Da qui prenderà il via la rievocazione degli eventi, in un continuo intrecciarsi (e rincorrersi?) del destino di queste tre vite.

Dietro di noi si vede la Roland Ultra, la più grande macchina da stampa della fabbrica di mio nonno, della galleria di mia madre e nel mio cuore la più grande macchina da stampa del mondo intero.

La famiglia di Anna è una famiglia come tante: un padre e una madre che si sono separati molti anni prima, due sorelle, Diana e Allegra, e un fratello, Teo, ognuno diverso dagli altri, con vite quasi agli antipodi. Poi ci sono il marito (ex) e Nico, il figlio di quattro anni.


"Non ti preoccupare. […] Nico è molto sensibile, ha una mamma sensibile, un papà sensibile, il tuo fidanzato è sensibile, la mia fidanzata è sensibile, i nonni sono sensibili, ha solo persone sensibili attorno” mi dice. “Poveraccio, quanta sensibilità”.


I personaggi che incontriamo in Faremo Foresta sono tutti normali nelle loro peculiarità, tutti particolari nella loro normalità. E poi c’è la Roland Ultra, che li unisce tutti in un abbraccio cosmico e diventa metafora delle loro frenate e delle loro ripartenze.

“Many happy returns” mi dice Mr Bharat. Non l’avevo mai sentita questa frase che si usa nei compleanni in India. “Torna tante volte felicemente”. Incarnati molte altre volte, nelle future vite, felicemente.

Il viaggio di Anna va al di là dei luoghi e del tempo, dei viaggi, delle separazioni e delle scoperte. È un viaggio all’interno dei sentimenti, della vita, del caso, del dolore e della rinascita. 

“Tocca più cose che puoi” mi dico ancora e finalmente immagino che toccare più cose che possiamo è una regola che andrebbe bene per molti di noi. […] In fondo sarebbe l’unico insegnamento da dare a Nico, anche se ai bambini si dice sempre di non toccare, non toccare, non toccare. Dirgli tocca più cose che puoi avrebbe molto più senso.


La foresta che Maria e Anna riusciranno a far germogliare sul terrazzo della protagonista diventa metafora dei legami che si intrecciano nel corso della vita e della capacità di farli crescere o, viceversa, della forza che si deve trovare per lasciarli andare.

Farsi segnare le mani, sporcarsi. Scrivere, creare, fare foresta.

Faremo foresta di Ilaria Bernardini non è una lettura semplice, sia dal punto di vista narrativo sia per l’impegno che è richiesto al lettore per comprenderla, per viverla nella sua interezza. Faremo foresta è un continuo saltellare dal presente al passato, dai momenti felici a quelli più difficili. È uno studio ponderato sulla complessità dei rapporti umani, che forse, poi… basterebbe saper fare i semi per i merli e tutto sarebbe più semplice…


Immagino di coltivare il mio terrazzo fino a che tutte le foglie e tutte le piante inghiottiranno ogni cosa, noi, gli altri, il paesaggio, e fino a che la terra non sarà più coltivabile e gestibile. Saremo tutti in una foresta, faremo tutti foresta, ci saranno i pappagalli, le lucertole, i canguri e sarà l'uomo ad aver creato il selvatico.

Buona lettura!

- Annalisa - 

Nessun commento:

Lasciami la tua opinione