mercoledì 10 gennaio 2018

Recensione: Il paese tranquillo

La jeep aveva ormai puntato verso valle. Il tempo di attraversare il borgo chiamato Cassetti, che la macchia mediterranea sarebbe tornata. Poi le Case Gialle e, dopo un paio di chilometri, Vallefredda.

Il paese tranquillo - 
Calma apparente e mostri in agguato nell'entroterra ligure
Danilo Briasco
Liberodiscrivere


Trama
La rovinosa quanto apparentemente banale caduta di un'anziana signora sulle scale della sua vecchia casa di pietra porterà il maresciallo Arvoix sulle tracce di un segreto con radici lontane nel tempo. Tutti sembrano pensare al solito incidente, ma allora perché Teresa Marrè aveva tanta fretta di andare a parlare col parroco? E soprattutto: perché nella sua borsetta c'era quella grossa pistola? Nell'esilio volontario di Vallefredda, mentre la sua mente e il suo cuore sono turbati dalla prospettiva del prossimo pensionamento e dall'amore disperato per una prostituta che sfugge agli ordinari clichés, l'anziano ufficiale dei carabinieri scava nel passato torbido di un paese agricolo dove sembra che nulla possa accadere, al di là del passare delle stagioni. E scoprirà che nulla è come sembra.




Un piccolo paese dell’entroterra ligure, Vallefredda, che racchiude nel suo nome un’infinità di suggestioni sensoriali. Una popolazione chiusa e scettica come solo chi abita “i bricchi” può essere. Oggi parliamo di Il paese tranquillo di Danilo Briasco - Liberodiscrivere.  

Uno che per ventinove anni suonati aveva deciso di rimanere fermo nello stesso posto, senza alcuna aspirazione di carriera, […] poteva essere solo un grande genio, o un grande cretino.

A Vallefredda c’è anche la caserma dei Carabinieri, proprio all’inizio del carrugio che porta nel centro del paese. Il maresciallo, Alfredo Arvoix, piemontese trapiantato in Liguria, non è mai riuscito ad integrarsi realmente con la vita dei suoi concittadini. Niente moglie, niente figli, niente amici al di fuori del lavoro e la pensione da lì a pochi mesi.

La prima casa che avevano incontrata […] era l’abitazione della signora Marrè Teresa, di anni 83, nota in paese col nome di Americana, in quanto sorella dell’Americano, un camionista ormai morto da anni.

Cosa può scuotere la tranquilla vita di un paese dove gli unici pensieri sono rivolti alla legna da accatastare e alle provviste da preparare per l’inverno? Un omicidio! Ma davvero è stato così strano e inatteso?

Pensano di essere più furbi di me, e mi pigliano per il culo. Era una cosa che gli capitava ormai da anni, quella cioè di pensare alla gente del posto come un’entità mostruosa.


Arvoix, aiutato dai suoi sottoposti e spalleggiato dal capitano Cesare Dezio e dal magistrato Maria Spaccapini, si ritrova a dover risolvere il caso più difficile della sua carriera, illuminato solo dalla sua esperienza, dal suo intuito e osteggiato da un paese intero.

Poi, fu solo Giulia. […] Non chiese. Sapeva che, se lui voleva parlare, lo avrebbe fatto da sé. […] Giulia lo abbracciò stringendolo a sé, era buffo come una ragazza che avrebbe potuto esser sua figlia lo coccolasse come una madre fa col proprio bimbo. Si addormentarono così, mentre Chiavari piano piano andava svegliandosi.

Per fortuna, però, c’è Giulia a risollevare il suo umore. Una ragazza con vent’anni di meno, conosciuta perché suo “cliente”. Nonostante tutto lei si innamora di lui, che potrebbe essere suo padre. Nonostante tutto, lui si innamora di lei, al di là di quello che “la gente” ne potrà pensare.

Quanto gli mancava alla pensione? Tre mesi? Bene, con la fine dell’anno lui sarebbe diventato finalmente vecchio, e chi se ne frega se si era conservato bene, se era in forma, se aveva ancora tutti i capelli in testa…

Un paio di morti sospette, un prete scomparso, un corpo ritrovato, una pistola americana apparsa chissà come in un paesino sperduto dell’Italia. Questi i misteri che Arvoix deve risolvere, questi i rompicapi con cui trascorre le sue giornate in quel paesino che è tutto descritto nel suo nome: Vallefredda.
Danilo Briasco crea un giallo intrigante, in cui la caccia al colpevole (o ai colpevoli?) è vissuta in prima persona dal lettore; un giallo nelle cui pagine i “locali” possono provare a riconoscere luoghi ben conosciuti, immaginando persone, posti e odori come fossero sul set di un film.

Avrebbe voluto finire come nei film. Come l’ispettore Callaghan. Avrebbe voluto entrare nell’ufficio del capitano Cesare Dezio e posare sulla sua scrivania pistola e distintivo, prima di uscire e sparire per sempre.

- Annalisa - 

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