martedì 7 novembre 2017

Recensione: Massimo Ranieri. Le rose non si usano più

Vado a incontrare Massimo Ranieri, per dirgli che voglio scrivere un libro su di lui […]; piuttosto un libro su di noi, lui e io insieme.

Massimo Ranieri. Le rose non si usano più
di Jacopo Cirillo
Add Editore


Trama
Apparentemente, Jacopo Cirillo e Massimo Ranieri non c'entrano nulla l'uno con l'altro per motivi biografici e anagrafici. Solo apparentemente, però, perché la vita dell'autore è costellata, fin dall'infanzia, da ricordi, storie, commedie e drammi legati al grande artista napoletano. Con meraviglia, seguendo Cirillo, scopriamo che Massimo Ranieri è un concatenamento: un attore prestato al canto, un ballerino prestato alla recitazione, uno showman prestato al ballo e un cantante prestato allo spettacolo. Indefinibile, perché si sposta continuamente da un'arte all'altra senza risiedervi, è un artista totale, un susseguirsi poliedrico di performance che coprono tutto lo scibile artistico. Nonostante una vulgata che lo relega spesso a semplice cantante melodico, Ranieri è riuscito a costruirsi una carriera multiforme e variegata, apprezzata e legittimata dai più grandi protagonisti della cultura artistica del Novecento come Pasolini, Fellini, Strehler e Nureyev. Un libro che è un omaggio a un grande artista italiano, per molti un idolo e un'icona, per altri invece un personaggio da scoprire in tutto il suo straordinario talento.


Un libro che si adegua a ciò che sta cercando il lettore, è quello scritto da Jacopo Cirillo e pubblicato da add Editore: Massimo Ranieri. Le rose non si usano più.
Un sogno che si sta per avverare: incontrare finalmente il proprio idolo, seguito con costanza fin dalla più tenera età. È questo che sta per fare Jacopo Cirillo: sta per incontrare Massimo Ranieri, all'anagrafe Giovanni Calone.


Foto di Annalisa

Come sottolinea anche l’autore, questa non vuole essere una biografia del cantante, ma attraverso il suo libro riusciamo comunque a scoprire aneddoti e particolari della vita di Ranieri che non conoscevamo, o che avevamo dimenticato: dalla scelta del nome d’arte, in onore di Ranieri di Monaco, all’apprezzamento ricevuto niente meno che da Rudolf Nureyev, fino alla somiglianza chiacchierata con Pier Paolo Pasolini.

“Jacopino, che cosa vuoi fare da grande?”
Non so cosa voglio fare da grande, 
ma so cosa voglio essere. 
Allora dico solo: “Massimoranieri”, e la chiudo lì.

Jacopo, “scugnizzo” che preferisce stare in cucina con la nonna ad ascoltare la musica piuttosto che in salotto con “i grandi”. Adolescente che rinnega il suo idolo per piacere ai compagni. Ragazzo che di questa sua passione fa un punto di forza e di distacco dalla massa. Uomo che riesce a commuoversi ascoltando le parole e le melodie del suo cantante preferito.

Massimo Ranieri ha due strumenti a disposizione: 
il corpo e la voce, e ha portato entrambi ai massimi livelli di complessità ed efficacia.

E poi ci sono Rose Rosse e Perdere l’amore (ma perché la gente ricorda solo queste, si chiede Cirillo? Non so, ma io vado matta per Se bruciasse la città!), Erba di casa mia e La vestaglia. E c’è Metello, e ci sono le Eduardiane, e c’è Sogno e son desto. Ma non solo: ci sono la musica, il teatro, il cinema e la televisione, il ballo e il jazz. C’è tutto Ranieri.

Ciascuno troverà dentro questo libro ciò che vuole: una semplice storia di formazione di uno scugnizzo, una parabola di una carriera multiforme o, semplicemente, delle belle canzoni da cantare sotto la doccia.


Il libro di Jacopo Cirillo è tutto questo e molto di più. È la storia di Jacopo bambino prima e uomo poi, che conosce grazie a nonna Filomena le canzoni e la voce di Massimo Ranieri e ne fa, da grande, suo idolo indiscusso. È la storia della carriera di Ranieri, colta nei suoi momenti fondamentali, positivi e non. È un accenno alle sue canzoni più belle e significative.
Un libro che si legge scorrevolmente, un saggio travestito da racconto, o viceversa, nel quale l’autore fa crescere sempre più nel lettore la positiva “ansia da prestazione”, la stessa che sente lui nel suo viaggio da Milano a Roma, nelle poche ore che lo separano dal grande incontro.
Una lettura diversa, particolare, sicuramente da apprezzare.

Rimango incantato ad ascoltare quella voce e il flebile contrappunto che proviene dal cucinotto. Dopo qualche minuto mi accorgo che le gambe stanno andando a tempo […] e che a labbra serrate inizio a seguire la melodia.

Buona lettura!
- Annalisa - 


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