venerdì 30 giugno 2017

Blogtour La Partita Vincente: presentazione del libro, estratto e givaaway


Buongiorno oggi parliamo del primo libro pubblicato dalla casa editrice Always Publishing che sarà disponibile dal 3 luglio, si tratta de La partita vincente della pluripremiata autrice bestseller NYT e USA Today Kristen Callihan  che debutta in Italia con una storia d’amore fresca e sexy che vi catapulterà nel mondo del football americano. Ora scopriamo il libro.

La partita vincente 
di Kristen Callihan
Always publishing

Trama
Anna Jones è determinata a finire il college per scrollarsi di dosso le insicurezze dell’adolescenza e riuscire, finalmente, a trovare la sua strada nella vita. Nessuna distrazione, tanto impegno e un solo proposito: tenere alla larga il quarterback superstar del college che continua a lanciarle sguardi infuocati a la attrae disperatamente.
Drew Baylor ha un luminoso futuro davanti a sé: quarterback di talento per un college prestigioso, è pronto al grande salto verso l’NFL. La notorietà, dentro e fuori dal campus, è parte di lui, anche se l'affascinante QB non sembra darci troppo peso. Ma non avrebbe mai pensato di incontrare, o peggio, di perdere la testa, per l'unica persona che sembra infastidita e intollerante alla sua fama.
Una stella del football come Drew Baylor certamente sa come vincere una partita, ma riuscirà, a colpi di incontri bollenti, tanta dolcezza e perseveranza, a segnare il punto della vittoria nel cuore della sua irriverente Jones?
PRESENTAZIONE BLOGTOUR

Grazie a questo blogtour che prende il via oggi e ci accompagnerà fino al 14 luglio scopriremo meglio questo libro che fa parte di una serie ed è ambientato nel mondo sportivo. Ma siete curiose di leggere il prologo?


La partita vincente di Kristen Callihan 
PROLOGO 



ANNA

Sono in ritardo ed è il primo giorno di lezione. Mi piacerebbe poter dare la colpa a qualcosa, tipo dei problemi all’auto o che non sono riuscita a trovare la strada per l’aula, oppure che sono stata attaccata da uno sciame di api mentre attraversavo il cortile interno. Qualsiasi cosa. Ma guido uno scooter. Sono all’ultimo anno, quindi so perfettamente dove sto andando. E le api sono rimaste sui fiori.
La verità è che mi sono fermata a trangugiare una Diet Coke e un pacchetto di anacardi prima di andare in classe. Perché ero affamata e certe cose non possono aspettare. In ogni caso, odio essere in ritardo. Stabilisce un cattivo precedente.
Dolorosamente consapevole dello sguardo della mia professoressa, mi rimprovero da sola mentre mi precipito lungo uno dei corridoi tra le file di banchi. Scivolo in un posto in fondo proprio mentre un ragazzo si fionda per il corridoio con la mia stessa andatura frettolosa e si siede nel posto accanto al mio. A testa bassa, tiro fuori il mio bloc-notes e provo a sembrare organizzata e pronta per la lezione. Non credo di imbrogliare la professoressa ma lei non mi dice niente, mentre comincia a fare l’appello introduttivo.
Il mio turno arriva presto. Sto dicendo il mio nome e il mio anno quando, alla mia destra, sento un respiro brusco.
Quel suono sbigottito mi fa voltare.
È allora che lo vedo.
Nell’istante in cui i nostri sguardi si incontrano, un fremito bollente mi attraversa mozzandomi il respiro e indurendomi i capezzoli. La sensazione è così inquietante che posso solo starmene seduta lì, a farmi aria con la mano al petto, da dove il mio cuore sta cercando di fuggire.
Incomprensibilmente, il ragazzo mi restituisce lo sguardo a bocca aperta, come se anche lui sentisse quella strana energia. Devo sbagliarmi, nessun ragazzo mi ha mai fissata a bocca aperta.
Probabilmente sono io che lo sto squadrando.
Solo che anche lui mi fissa e non distoglie lo sguardo.
E cosa ancor più strana, mi sembra di conoscerlo, di conoscerlo da anni. Il che è ridicolo. Anche se ha un aspetto curiosamente familiare, mi ricorderei se l’avessi incontrato in precedenza. È difficile dimenticare un ragazzo così bello.
Non so perché sento questa connessione, ma non mi piace. Né mi piace che una piccola parte dentro di me stia dando un urletto di felicità, come se con la mente me ne fossi andata a fare shopping di uomini e avessi appena trovato quello perfetto.
Con gli occhi ancora fissi su di me, all’improvviso comincia a parlare. Sono davvero frastornata, mi ci vuole un secondo per rendermi conto di cosa sta dicendo alla professoressa Lambert. «Drew Baylor. Senior». La sua voce assomiglia a della cioccolata fondente in una calda notte estiva.
E provoca un trambusto. Tutti si scrollano di dosso il torpore mattutino, si girano, lo fissano e cominciano a bisbigliare tra loro. Lui li ignora, guarda solo me. Questa cosa mi scombussola. Drew Baylor. Il suo nome è un mormorio che attraversa tutta l’aula. E poi lo riconosco. Il quarterback. Non ho mai prestato molta attenzione ai membri della nostra leggendaria squadra di football, per cui lo conosco solamente in maniera vaga, come si sa che esiste lo Studentato o che la biblioteca, la domenica, chiude alle sette di sera.
La delusione arriva rapida e tagliente. Non ho alcun interesse nel conoscere meglio il quarterback superstar. Con una morsa nel petto, mi volto e cerco di ignorarlo. Più facile a dirsi che a farsi.
Non appena la lezione termina, provo a scappar via. E invece quasi vado a sbattere contro un torace muscoloso simile a un solido muro. Non ho bisogno di alzare lo sguardo per sapere di chi si tratta. Restiamo lì, uno di fronte all’altra, in silenzio, io che fisso il suo petto mentre il suo sguardo mi trapana la testa. Infastidita, raddrizzo le spalle e mi costringo ad apparire disinteressata. Merda, come si fa ad apparire “disinteressata”? Non importa, perché i nostri occhi si incontrano di nuovo. Errore.
Credo che le mie ginocchia si siano sciolte. Non ne sono sicura, perché il cervello mi si è bloccato di botto.
Santo cielo, ha un effetto potente. Ondate di calore e vitalità fuoriescono da lui. Penso persino di barcollare un pochino. È abbastanza vicino da poter notare il velo di barba non rasata sul suo mento deciso e le scintille dorate nei suoi capelli castani. Li porta corti, con folte ciocche disordinate e alzate sulla fronte e sulla sommità della testa. Sono leggermente appiattiti su un lato, come se fosse appena rotolato fuori dal letto e si fosse scordato di pettinarli. Ma dubito sia questo il caso, visto che profuma in modo fantastico, qualcosa di simile alle pere cotte e all’aria frizzante. Sto quasi per sporgermi e annusarlo meglio, ma riesco a controllarmi.
Il silenzio tra noi inizia a farsi imbarazzante, finché non riesco più a impedirmi di alzare lo sguardo, appena in tempo per coglierlo mentre arretra, come se anche lui mi avesse annusato in segreto. Improbabile. Sta mettendo le mani nelle tasche dei jeans, con un atteggiamento rilassato e un sorriso disinvolto, che rivela una piccola fossetta nella sua guancia sinistra.
Sto per sorridere e cominciare a ricredermi sulla mia precedente decisione di evitarlo. Poi, lui apre la bocca e rovina tutto.
La calda cadenza della sua voce mi travolge, prima di cogliere con esattezza il senso delle sue parole. «Ciao, Mega Rossa».
Il mio mondo si ferma con una brusca, rumorosa inchiodata. Mega Rossa? Ma che beneamatissimo cazzo?
Lo fisso a bocca spalancata, troppo scioccata persino per fargli un’occhiataccia come si deve. E lui mi guarda di sbieco, con quel sorriso insulso ancora al suo posto, come se si aspettasse una risposta. Ma la mia mente è bloccata su una cosa.
Mi ha chiamata Mega Rossa. Mega Rossa del cazzo.
Il suo commento è un pugno allo stomaco. Anche se non del tutto fuori luogo. Ho i capelli rossi. Essere chiamata “Rossa” è scontato. E non è quella parte che mi dà fastidio. È la parola Mega. Sono ancora sensibile sull’argomento, dopo esser stata cicciottella per la maggior parte della mia adolescenza. Non importa che ora io abbia più curve che grasso, che mi piaccia il mio corpo. Una stupida parola detta da questo ragazzo e provo di nuovo tutto quel dolore, dannazione. In qualche modo, ritrovo la voce.
«Come mi hai appena chiamata?»
Stringe gli occhi in una smorfia che dev’essere di imbarazzo. «Aaah… se dico “in nessun modo”, possiamo passare oltre e fingere che non sia mai successo?»
Mi viene quasi da sorridere, cosa che mi irrita ancora di più. «No».
Lui sposta il peso da un piede all’altro. «Calma, stavo solo cercando…».
Gli punto un dito contro. «Non dirmi di stare calma quando mi hai appena insultata, amico».
«Amico?» Fa una specie di risatina soffocata.
«Io non sono “Mega”» sbotto. Nella mia voce c’è più dolore di quanto vorrei. E odio anche questo.
La sua testa scatta all’indietro come se l’avessi sorpreso. È un movimento lieve, che cerca di nascondere abbassando le mani sui fianchi stretti. «Non stavo cercando di insultarti. Credimi, per me era un complimento». I suoi occhi color caramello scivolano in basso e vagabondano sul mio petto. Subito mi sento il seno esposto, pesante e teso. E, come se volessero umiliarmi ulteriormente, i miei capezzoli si irrigidiscono. Mentre mi fissa, anche lui li nota e inspira seccamente.
Vaffanculo. «Su gli occhi, deficiente».
Sussulta di nuovo e fa scattare gli occhi sul mio viso. «Scusa», dice, senza essere minimamente imbarazzato. «Vorrei dirti che non succederà più, ma in tutta onestà, Rossa, non posso prometterlo».
«Gesù, sei incredibile».
Si gratta dietro il collo, strizzando gli occhi come se fossi diventata una vista dolorosa. «Senti, possiamo cominciare da capo?». Mi porge una mano enorme, attaccata a un avambraccio avvolto da muscoli definiti. «Ciao, sono Drew».
Non gli prendo la mano, così è costretto ad abbassarla.
«So chi sei».
Sorride di nuovo. Questa volta è un sorriso sin troppo soddisfatto.
«Hai detto il tuo nome meno di un’ora fa», gli ricordo.
Il suo atteggiamento sicuro traballa, ma ci riprova, gliene do atto. «Beh, almeno te lo ricordi. Anche io ricordo il tuo, Anna Jones».
Ignoro il rossore che la sorpresa mi provoca e incrocio le braccia davanti a me. «E non c’è bisogno di cominciare da capo. Non ho alcun interesse a parlare con una testa di rapa egoista che mi adocchia il seno e mi chiama con nomignoli idioti».
Dovrei andarmene, ma ormai sono troppo arrabbiata. «Voglio dire: Rossa? Seriamente?». 
Lui mi guarda e basta. Questa volta è perplesso, come se non riuscisse a credere che una tizia fuori di testa gli stia gridando contro.
«Perché non essere originale?» proseguo come se non fossi pazza. «Perché non chiamarmi Biondina?»
I suoi denti bianchi appaiono in un rapido sorriso. «Ah, come i Blondie? Un approccio esoterico? Potrebbe funzionare. Anche se, per i miei gusti, tende un po’ troppo verso il sarcasmo».
Sbatto gli occhi. La sua risposta mi procura un brivido. Un bel faccino è una cosa. Ma una mente sveglia è quasi irresistibile per me. Specialmente se va in coppia con quel sorriso che sfoggia. Un sorriso senza rabbia o trionfo, si sta semplicemente divertendo, aspettando il prossimo scambio di battute.
La cosa strana è che mi diverte. Lotto con me stessa per mantenere uno sguardo annoiato mentre rispondo. «Non so se qualcuno te l’abbia mai detto, Baylor, ma esiste questa cosa chiamata nome». Mi ritrovo ad avvicinarmi e, come se fosse un segnale, lo fa anche lui. Il suo profumo e il suo calore mi circondano, indebolendomi le ginocchia mentre concludo. «Dovresti provare ad usarlo».
Piccole linee bianche si aprono a ventaglio agli angoli dei suoi occhi, frutto di mesi trascorsi sotto il sole. Queste linee si fanno più profonde quando abbassa la voce fino ad un mormorio. «Quindi è un no se ti chiamo Rossa Fuoco?». È evidente che sta cercando di non ridere.
Digrigno i denti. «Ora mi stai solo prendendo per il culo».
La. Cosa. Sbagliata. Da. Dire.
Le sue narici si allargano in un respiro profondo e il suo sguardo sembra liquefarsi, tanto è bollente. «Non ancora, Jones».
Due a zero per Baylor, perché è riuscito ad innervosirmi e a darmi un soprannome in un colpo solo. E in qualche modo sono cascata dritta nella sua trappola. Il rossore mi sale sulle guance mentre resto lì a fissarlo. Come un’idiota. Ma vengo salvata da ulteriori commenti quando un professore fa il suo ingresso per cominciare la lezione successiva.
Il giorno dopo, c’è una confezione di Red Hots sul mio banco.
Baylor non dice una parola e non mi guarda, ma quando mi alzo per buttarla nel cestino, abbassa la testa e studia i suoi appunti. Lo vedo lo stesso, che aggrotta la fronte. Bene. Ci siamo capiti.
Solo che, più tardi, sono io a rovinare tutto quando nella privacy della mia stanza, apro il sacchetto di Red Hots che ho comprato e ne mangio una manciata. Il dolce sapore delle caramelle si scioglie sulla lingua e, anche se ho gli occhi chiusi, tutto quello che riesco a vedere dietro le mie palpebre chiuse è Drew Baylor che scruta lentamente il mio corpo. Mi surriscaldo a tal punto che il desiderio diventa doloroso e gemo nel cuscino. Non dormo per il resto della notte.


DREW


Una volta mia madre mi disse che il momento più importante della mia vita non sarebbe stato quando avrei vinto il Campionato Nazionale o persino il Super Bowl. Sarebbe stato quando mi sarei innamorato.
La vita, insisteva, è bella per come la vivi e con chi la dividi, non per quello che fai per vivere. Considerato il fatto che mi disse queste cose quando avevo sedici anni, in sostanza alzai gli occhi al cielo e continuai ad allenarmi nelle finte.
Ma mia madre era insistente.
«Vedrai, Drew. Un giorno, l’amore si avvicinerà furtivo e ti colpirà dritto in testa. Allora capirai».
È andata a finire che mia mamma aveva torto su una cosa. L’amore, quando era arrivato al mio cospetto, non era stato furtivo. No, aveva camminato verso di me dritto e fiero, solo nel caso che non fossi attento. Quel che è certo, è che mi aveva colpito dritto in testa.
Sarei felice di dire a mamma che aveva ragione su questa cosa, ma è morta. Un fatto che fa male ancora di più, adesso che sono stato colpito. O meglio, abbattuto. Segato alle ginocchia. Completamente fottuto.
In qualunque modo si voglia chiamarlo, è un disastro. Perché l’oggetto del mio affetto mi odia.
Sono abbastanza uomo da ammettere che, se la mia attuale vita amorosa è una montagna di merda, è tutta colpa mia. Non ero pronto per Anna Jones.
Ancora rabbrividisco al ricordo della prima volta che posai gli occhi su di lei all’inizio del semestre. Ero in ritardo per la lezione, così mi precipitai verso un posto in ultima fila, cercando di non farmi notare. Non posso andare da nessuna parte del campus senza attirare l’attenzione. E anche se sembra una cosa strepitosa, diventa stancante.
Quando l’appello arrivò all’ultima fila, una voce morbida, ricca e densa come lo sciroppo d’acero mi scivolò addosso.
«Anna Jones».
Solo il suo nome. È tutto quello che disse. Fu come come se un dito bollente mi avesse accarezzato la colonna vertebrale. Alzai la testa di scatto. Ed eccola lì, così dannatamente carina che non riuscivo a fare un pensiero sensato. Come se mi avessero placcato dietro la linea.
Riuscivo solo a fissarla, senza respirare e con la testa che mi ronzava. Non dico che sia stato amore a prima vista. No, è stato più qualcosa del tipo “oh, cavolo sì, per favore, prendo quella”. Con un contorno di “proprio ora, cazzo”.
Fissavo Anna Jones e cercavo di dare un senso alla mia reazione spropositata, forse ero troppo stanco e avevo semplicemente reagito in modo esagerato a qualcosa che non c’era davvero.
Come se avvertisse il mio sguardo, si girò e cazzo… i suoi occhi erano enormi, da gatta, con gli angoli appena inclinati verso l’alto. All’inizio mi sembrarono marroni, invece erano verde bottiglia. Così limpidi. E incazzati. Mi gelò con lo sguardo, ma non mi importava. Una parola mi stava girando in testa in loop: mia.
Non mi ricordo il resto della lezione. Guardavo Anna Jones come un condannato a morte osserva il suo ultimo tramonto. Questo mentre lei cercava di ignorarmi. In modo ammirevole.
Non appena la lezione finì, saltai in piedi e così fece lei.
Quasi ci scontrammo al centro del corridoio. E poi tutto andò a farsi fottere. Perché in quel momento, mi trasformai in un fesso.
Non ero mai stato nervoso con le ragazze, prima. In tutta onestà, la mia vita è stata piuttosto agevolata.
Il football e la fama che ne deriva mi hanno avvolto nelle loro braccia amorevoli e mi hanno dato qualsiasi cosa abbia voluto, comprese le donne. Sfortunatamente, è diventato chiaro come il sole che, se parliamo del mio sport, Anna non è tra le adepte. Peccato.
In ogni caso, ero mal preparato a gestire il suo sguardo ostile, con un delicato sopracciglio imperiosamente arcuato come a dirmi “che cazzo vuoi?”.
Lì in piedi, ero imbarazzato di me stesso, un grosso babbeo che torreggiava sopra di lei, con la lingua pesante in bocca e un folle tic nervoso alla guancia. Pregavo Dio che non notasse quel tic. Così mi lasciai scappare la cosa più stupida che avessi mai pronunciato in vita mia, «Ciao, Mega Rossa».
Già. Sparatemi ora. Che diavolo avevo fatto? E poi che cazzo significa “Mega Rossa”? Il mio cervello mi urlava “Fai qualcosa, idiota! Scusati! Ritratta!”. Giuro che potevo praticamente sentire un allarme che risuonava, col segnale di alzare gli scudi e armare i siluri fotonici.
Ma no, rimasi lì e forzai un ghigno, mentre la faccia mi andava a fuoco e il sudore mi scorreva lungo la schiena. Sì. Ero un figo a questi livelli.
I suoi occhi verde scuro brillavano di sdegno.
E poi cominciò a urlarmi contro.
Inutile dire che uscii dallo scontro sconfitto ed entrai ufficialmente nel club degli stupidi. Essere respinti fa schifo. Fa così schifo che, da allora, non le ho più rivolto la parola. Invece, me ne sto seduto accanto a lei a ogni lezione, desiderandola in silenzio. Patetico.
Devo fare qualcosa a riguardo. E in fretta. Perché sto impazzendo.

Materiale coperto da Copyright 
©Always Publishing 2017 ©KristenCallihan2014


Intrigante, vero?
Se volete provare a portarvi a casa una copia cartacea autografata de La partita vincente con card esclusive ispirate dal libro, allora compilate il form qui sotto.

Le regole di partecipazione sono semplicissime
Mettere "mi piace" alla pagina Facebook Always Publishing,
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La prossima tappa sarà il 3 luglio con la recensione in anteprima e i 10 Motivi per leggere il libro sul blog Tuttacolpadeilibri. I blog che ospiteranno le tappe verranno svelati di volta in volta sulle tappe e sulla pagina facebook di Always Publishing


14 commenti:

  1. Partecipo assolutamente! 😍

    Non ho letto il prologo perché voglio leggere tutto direttamente quando avrò il libro fra le mani, perché sì, comprerò assolutamente questo libro, sono troppo curiosa, e questa CE sembra strepitosa! 😍

    Compilato il form, su Facebook sono Alexandra Scarlatto, e se qualche like non dovesse vedersi, so che può capitare, faccio gli screenshot. Su Instagram seguo la CE col nick @hotstorm403 (Alexandra Scarlatto). So che non è richiesto, ma sono lettrice fissa dei blog sempre come Alexandra Scarlatto.
    Indirizzo e-mail: hotstorm403@gmail.com

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  2. Che prologo scoppiettante 😍
    Partecipo assolutamente al blogtour 🍀🐞

    Lettori fissi: Rosy Palazzo
    Mail: rosy.palazzo1612@gmail.com
    Facebook: Rosy Palazzo
    Instagram: @ross_3193

    Grazie mille per l'opportunità!

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  3. ho adocchiato questo romanzo già da un po'... come non si può non farlo! adoro questo genere! ed è molto bello anche l'estratto che hai scelto complimenti... sarà un meraviglioso viaggio <3

    allora condivido il post qui: https://www.facebook.com/eloisa23/posts/10213387242265904
    su fb mi trovate con lo stesso nome del commento
    mentre su instagram con il nick @elo_lola23

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  4. Wow, devo dire che questo libro mi ispira proprio! Devo dire che è anche merito della cover eh.. però non ho mai letto un romance sportivo quindi sono davvero curiosa! :-)
    Seguo tutte le pagine come Alessandra Pellegrino e su IG la CE come @ale_lovelybookaddicted
    Alla prossima tappa!

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  5. Che prologo intrigante! Sembra proprio il genere di libro che piace a me! Seguo con gran piacere il blogtour
    Lettori fissi: Laura Colucci
    lauradomy@hotmail.it

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    1. Instagram: @lauracolucci_
      Fb: Laura Colucci

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  6. Partecipo con piacere, davvero un prologo molto carino!
    FB: Chicca Tamburrino
    e-mail: pleadi@inwind.it

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  7. io ho letto l'estratto e già avevo il batticuore...grandeee
    confermo partecipazione
    dilorenzomarianna07@gmail.com
    Marianna Di Lorenzo blog e fb
    e gattara76 in instagram

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  8. spero di essere fortunato, mi ispira tantissimo questo libro!
    Luigi Dinardo
    luigi8421@yahoo.it
    luigi.dinardo

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  9. Bellissimo *.* motivo per il quale partecipo <3

    angelina.alboreo@hotmail.it
    ig: @_loveisinthebooks_
    FB: Angela Ekaterina Alboreo

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  10. Wooow! Partecipo assolutamente :)
    giulia.quintarelli@gmail.com
    Facebook: giulia quintarelli

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  11. eccomi ..non posso assolutamente mancare...e poi con una copertina così!!
    mail:patty_1986@hotmail.it

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  12. oh my God! questo libro deve essere bellissimo!! partecipo con piacere!!!
    su facebook sono Elisa Bonanno
    la mia email è ely281996@hotmai.it

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  13. Partecipo volentieri :-) seguo su facebook tutte le pagine come Jessica Dosio e seguo su instagram come Jessica_1293
    Mail dosio.jessica@gmail.com

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