martedì 13 dicembre 2016

Kilometro Zero

«Sarei andato via, perché a vent’anni deve essere così, devi andare, e io sentivo un fuoco dentro che faceva vibrare tutto il mio corpo. Era bellissimo ascoltarlo e diventare un’unica cosa con esso, anche tu una fiamma!»

Kilometro Zero
di Aniceto Fiorillo
Nativi Digitali Edizioni

Trama
 Il giorno in cui Bruno perde i genitori, qualcosa in lui si rompe. L’irrequietezza non si arresta, né dinanzi all’università, né tantomeno davanti alle donne e alla droga. Per sfuggire al dolore, decide di partire. Un viaggio verso l’Ucraina, lungo i Carpazi, attraverso i misteri di Kiev e gli eccessi di Odessa, fino alla surreale Kilometro Zero, il paese di origine della madre, dove il Danubio sfocia nel Mar Nero. Il cammino del giovane ci mostrerà una parte nascosta e affascinante di Europa e lo porterà a superare i fantasmi del suo passato.

Kilometro Zero di Aniceto Fiorillo (Nativi Digitali Edizioni, che ringrazio per la copia) è un libro particolare, è un romanzo che ci racconta un viaggio: macinando chilometri lungo un tratto di Europa e costruendo pensieri nella mente del protagonista. 
Parte da Napoli, ci porta in Alto Adige, ci fa ritornare nel sud Italia per poi farci intraprendere un viaggio quasi surreale attraverso l'Europa dell'Est. Alla scoperta di personaggi bizzarri, di vite vissute al limite. Ci sono poliziotti implicati in faccende strane, ragazze bellissime e disponibili, storie tragiche che lasciano un grande senso di amaro in bocca. Ci sono fughe repentine verso luoghi dove la legge, forse, è ancora più labile che in Ucraina. E poi ci sono le dipendenze. Quelle sin dall'inizio del libro e, per me, sono state le più difficili da rielaborare.

«Pensavo che, effettivamente, mi piacciono i matti, loro non mentono mai e ti portano alla scoperta dei limiti umani»

Kilometro Zero è un libro a tratti onirico, dove il confine tra realtà e immaginato è veramente sottile. Dove si ferma uno e inizia l'altro? Me lo sono chiesto più volte e il bello è proprio il non saper rispondere a questa domanda, non con certezza assoluta.

E quando Bruno raggiunge finalmente Kilometro Zero, quando scopre la casa da cui è partita la madre, lì forse ritrova serenità. In una vita semplice, su un delta a pescare con un vecchio pescatore. E sembra quasi di tornare indietro nel tempo, in un'epoca indefinibile.

«Oltre al silenzio, la cosa più impressionante che vidi quella notte fu il cielo. Nella campagna ucraina si vedono miliardi di stelle: quella notte ne vidi un miliardo più una. Quella stella era la più brillante. La chiamai Tyche che, in greco, vuol dire caso, fortuna»

Belle le descrizioni: mi è piaciuto scoprire i luoghi grazie al protagonista, vedere un pezzo di Europa scorrere oltre il vetro del finestrino di un pullman, sono quasi riuscita a sentire quelle donne ucraine cantare durante il viaggio. Mi è piaciuto andare a piedi con il protagonista fino a Kilometro Zero, incontrare (o forse no) personaggi bizzarri e sempre più surreali lungo il percorso. Ero con Bruno in tutti i suoi incontri particolari che fossero con delinquenti o con ragazze affascinanti su un mercatino.

«Vidi una bici e pensai tra me, lì a confine tra Romania e Ucraina, una bici aspetta qualcuno con il quale attraversare sogni coperti di polvere. E poi arrivò una persona, e prese la bici»


Buona lettura


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